6 NAZIONI 2009 – Sorpese, conferme e delusioni del torneo

Esuliamo per un po’ dall’Italia e guardiamo in casa d’altri. Il 6 Nazioni 2009 lascia per tutto il continente strascichi importanti, che potranno influire non poco sulle scelte future delle varie squadre nazionali. L’Irlanda vince il primo torneo che doveva perdere, il Galles perde il torneo che doveva vincere, l’Inghilterra risorge dalle proprie ceneri, mentre

Esuliamo per un po' dall'Italia e guardiamo in casa d'altri. Il 6 Nazioni 2009 lascia per tutto il continente strascichi importanti, che potranno influire non poco sulle scelte future delle varie squadre nazionali. L'Irlanda vince il primo torneo che doveva perdere, il Galles perde il torneo che doveva vincere, l'Inghilterra risorge dalle proprie ceneri, mentre la Francia delude grazie al vortice di scelte assurde del suo coach. E resta la Scozia anonima, come anonimo sarà il probabile addio del suo allenatore. Ma ecco, qui sotto, le sorprese, le conferme e le delusioni del 6 Nazioni 2009.

IRLANDA
La sorpresa: più che un giocatore la vera sorpresa di questo torneo è la tenuta mentale della squadra. Formazione talentuosa, negli anni passati si era sempre persa per strada, regalando punti importanti e non riuscendo a concretizzare i momenti topici della stagione. Fallito il Mondiale sembrava una nave alla deriva, ha saputo ritrovare la rotta e giungere in porto.
La conferma: era stato messo sul banco degli imputati dopo Francia 2007. La sua leadership era stata messa in discussione e addirittura il suo posto in squadra. Brian O'Driscoll, invece, si è confermato un fenomeno come ce ne sono pochi al mondo e ha guidato i tuttiverdi al titolo. Presente e fondamentale nei momenti clou di tutti gli incontri del torneo.
La delusione: impossibile trovare un baco in una squadra che ha disputato un torneo perfetto.
Declan Kidney: ha guidato Munster sul tetto d'Europa, ha preso in mano un'Irlanda perdente e l'ha trasformata in poco più di 12 mesi in un ingranaggio perfetto. Un signor allenatore.

INGHILTERRA
La sorpresa: Delon Armitage, estremo che sa adattarsi anche ad altri ruoli, è stato l'arma in più nelle mani di Martin Johnson. Nonostante la poca esperienza internazionale ha saputo tenere testa a tutti gli avversari, difendendo in maniera precisa e mostrano un killer instinct da esperto in attacco.
La conferma: Mark Cueto è l'uomo che ha saputo dare la scossa alla squadra dopo un avvio di torneo imbarazzante. Le sue folate, la sua fantasia e la potenza che sprigiona hanno trascinato tutti i compagni alla ricerca del risultato. Fondamentale nella vittoria contro la Francia, è lui ad aver regalato il secondo posto agli inglesi.
La delusione: Andy Goode e la disciplina. L'apertura di Brive è una palla al piede per la sua squadra. Non azzecca i piazzati, non dà velocità al gioco, non rende fluida la manovra. Con l'ingresso di Flood l'Inghilterra cambia marcia. Negativi, poi, i troppi cartellini gialli raccimolati nelle prime giornate del torneo. Sono costati la chance di giocarsi il titolo fino alla fine.
Martin Johnson: Sembrava ormai spacciato, ma ha ritrovato un gruppo unito che gli ha permesso di togliersi non poche soddisfazioni. Scelte coraggiose, spesso ardite, ma che hanno ripagato. Ha ammesso i propri errori ed è andato oltre.

FRANCIA
La sorpresa: Non è un giocatore di primo pelo, ma troppo spesso viene ricordato più per i suoi atteggiamenti da fotomodello che per le qualità tecniche. Dimitri Szarzewski è un signor tallonatore e ha saputo dimostrarlo quest'anno, dove è stato nettamente una spanna oltre i suoi avversari.
La conferma: Imanol Harinordoquy ha disputato il suo miglior 6 Nazioni di sempre. Concreto, impenetrabile in difesa e devastante palla in mano, si è dimostrato il flanker più forte del torneo.
La delusione: Una mediana che cambia faccia a ogni partita è una mediana che non funziona. Al di là delle scelte eccentriche del coach transalpino, nessuno dei giocatori schierati all'apertura ha realmente convinto. I fenomeni sono sul viale del tramonto, ma le giovani leve non sono ancora abbastanza mature.
Marc Lievremont: Sul banco degli imputati per l'umiliazione di Twickenham, si salva solo grazie alla pochezza azzurra al Flaminio. Il suo è un 6 Nazioni deficitario, dove ha mostrato tutti i suoi limiti nella capacità di selezionare una squadra e di metterla in campo sfruttando al meglio i propri talenti. 

GALLES
La sorpresa: Anche se scompare dalla lista dei convocati negli ultimi due match, Leigh Halfpenny si conferma il giovane più promettente e talentuoso del Continente. Le sue giocate in tandem con Shane Williams sono spettacolari. Gli serve ancora un po' di esperienza per poter esplodere definitivamente.
La conferma: Lee Byrne ha disputato un 6 Nazioni praticamente perfetto. Cede solo nel match del Flaminio, ma per il resto si conferma un estremo completo e con un'ottima visione di gioco. Insieme a lui spicca Tom Shanklin, centro che non sente il peso degli anni e che sa rimettere in carreggiata la sua squadra quando è allo sbando.
La delusione: Nonostante le mete segnate e alcuni gesti pregevoli, da Shane Williams ci si aspetta sempre qualcosa in più. Non è un leader e lo dimostra eclissandosi dal gioco gallese nei momenti bui della sua squadra. Paga, forse, la sovraesposizione cui è stato obbligato quest'anno.
Warren Gatland: Probabilmente avrebbe perso il titolo comunque, visto come è finita al Millenium Stadium contro l'Irlanda. Ma la scelta di schierare una formazione di scorta e l'incapacità di motivare i suoi giocatori in vista del match contro gli azzurri gli è costato sicuramente il secondo posto in classifica. Una vittoria netta al Flaminio avrebbe messo l'Irlanda sotto pressione e, allora, chissà…

SCOZIA
La sorpresa: Difficile trovare pro o contro in una squadra che fa dell'anonimato e del gioco low profile il suo credo. Allo stesso modo è difficile trovare chi emerga da questo anonimato. Probabilmente la sorpresa maggiore, vista anche la giovane età, è la terza linea John Barclay, bravissimo in mischia, ma anche a dialogare con la propria mediana quando chiamato ad attaccare.
La conferma: Non ci vuole un genio per ribadire che questa Scozia non può prescindere da Chris Paterson. Anche se Hadden cerca in tutti i modi di convincerci del contrario, l'ingresso in campo del più eclettico trequarti europeo cambia la fisionomia della sua squadra, dandole quel qualcosa in più che le permette di lottare contro formazioni più forti di lei.
La delusione: Doveva essere il fenomeno della nuova generazione, ora ha già 26 anni e non riesce a trovare spazio tra i titolari. Nick De Luca è una di quelle promesse non mantenute e anche in questo 6 Nazioni commette errori e non incide mai sul match, giustificando il suo utilizzo con il contagocce.
Frank Hadden: Salvo miracoli questo è stato il suo ultimo 6 Nazioni sulla panchina scozzese. In questi anni la squadra è migliorata, ha messo su chili in mischia e ha trovato un gioco un po' più concreto. Ma resta sempre la formazione meno prolifica del lotto (Italia esclusa, ovviamente) e quella più dipendente dal suo fenomeno. Non è un genio del rugby, ma ha fatto discretamente il suo lavoro da impiegato ovale.

I Video di Blogo