Elezioni anticipate: i partiti divisi tra favorevoli e contrari

Tanti i partiti favorevoli a un veloce ritorno al voto, in primis Pdl/Forza Italia e Movimento 5 Stelle. Più complessa la posizione del Partito Democratico.

di andreas

Elezioni anticipate: insieme alla crisi di governo è, ovviamente, il tema più importante della situazione politica italiana. Ma chi vuole le elezioni anticipate? E chi no? Le posizioni sono molto diverse di partito in partito.

Chi di sicuro non attende altro è il Movimento 5 Stelle, che ha lasciato perdere il cavallo di battaglia della cancellazione del Porcellum e adesso sogna di tornare al voto con questo sistema elettorale e conquistare il premio di maggioranza alla Camera. E poco importa che al Senato, con ogni probabilità, si andrebbe a ricreare la stessa situazione di instabilità che ha portato alle larghe intese. Attenzione, però, perché questa è la posizione del capo Beppe Grillo e dei fedelissimi. Altri, molti anche al Senato, dove sarebbero decisivi, sarebbero favorevoli alla creazione di un governo di scopo proprio con l’obiettivo di cambiare la legge elettorale.

Altro partito che ovviamente non aspetta altro che il ritorno al voto è la Lega Nord. Al momento confinata in un’opposizione che non le serve praticamente a nulla – visto che lo spazio è occupato in esclusiva dal Movimento 5 Stelle -, il partito guidato da Roberto Maroni non vede l’ora di tornare in campagna elettorale alleata della nuova Forza Italia, nella speranza – e i sondaggi le darebbero ragione – di provare a tornare il governo. Anche se, va detto, il Carroccio al momento non supera il 3/4%. Una posizione non molto dissimile, ma dall’altro versante del Parlamento, è quella di Sel.

Forza Italia o Pdl che sia, è evidente che la decisione di Berlusconi di far cadere il governo è stata fatta nell’ottica che si arrivi allo scioglimento delle camere e si torni al voto in tempi brevissimi. Pochi mesi. Ma in questo caso non sono i calcoli elettorali a farla da padrone, più che altro questo è visto come l’unico modo per evitare la decadenza di Berlusconi e l’interdizione. Un Parlamento che viene sciolto, dopo aver verificato l’impossibilità di una maggioranza nuova, non può infatti votare nessuno dei due provvedimenti a cui il Cavaliere sta andando incontro. Quello che avverrà in campagna elettorale, a questo punto, è secondario.

Il Partito Democratico si trova nella posizione più difficile. Da una parte conviene sicuramente provare a tenere in piedi il governo, per modificare la legge elettorale e soprattutto arrivare a votare la decadenza di Berlusconi e la sua interdizione dai pubblici uffici. Fuor di politically correct, infatti, è evidente come una campagna elettorale senza il Cavaliere di mezzo non potrebbe che giovare al Pd. Inoltre, è utile tenere in piedi il governo il più possibile per poter arrivare a quelle primarie che consegnerebbero il partito a Matteo Renzi e gli permetterebbero di iniziare la corsa alle nuove elezioni da una posizione di forza. Insomma, anche al Pd vanno bene le elezioni anticipate, ma non in tempi così stretti.

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