Napolitano e l’amnistia a Berlusconi: l’accusa del Movimento 5 Stelle

Le parole del Presidente della Repubblica sul sovraffollamento delle carceri ridotte a un modo per togliere d’impaccio il Cavaliere. Quanto c’è di vero?

di andreas

Era prevedibile che le parole di Giorgio Napolitano sul sovraffollamento delle carceri portassero a questo: il Movimento 5 Stelle in una nota ha accusato il Capo dello Stato di voler salvare Berlusconi. Nella nota si legge: “Napolitano, con grande tempismo e sotto il ricatto del Pdl, prepara un appello alle Camere per un provvedimento di clemenza nei confronti dei carcerati. Così Berlusconi sarebbe salvo e l’Italia eviterebbe di pagare le multe per le indegne condizioni delle nostre carceri. Ma la priorità dell’amnistia è salvare Berlusconi”.

Quanto c’è di vero in queste accuse? Innanzitutto va detto che Napolitano ha proposto o l’amnistia o l’indulto. E che venga scelto una misura piuttosto che l’altra cambia moltissimo le carte in tavola. Per farla breve: l’amnistia salverebbe in effetti Berlusconi dall’interdizione dai pubblici uffici (cosa diversa dalla decadenza che sarà votata in giunta il 4 ottobre), mentre l’indulto non avrebbe effetti sulla “cacciata” del Cavaliere dal suo seggio in Senato.

La ragione è che l’amnistia cancella “le pene principali, come per es. la reclusione, eventualmente accompagnate da pene accessorie, come l’interdizione dai pubblici uffici”. Diverso il caso dell’indulto, che “limita i suoi effetti alla pena principale, non estinguendo le pene accessorie”.

Ma davvero Napolitano vuole salvare Berlusconi? Il sospetto è legittimo visto quanto reputa importante evitare una crisi di governo, anche se il Presidente della Repubblica ha chiarito che il suo messaggio alle camere per chiedere che ci si occupi di un problema estremamente grave come quello del sovraffollamento delle carceri – e che è davvero squallido ridurre alla vicenda della decadenza di Berlusconi – sarà inviato solo quando ci sarà “un momento di maggiore serenità e attenzione politica, perché mi auguro venga letto e meditato”. E si può stare certi che finché le questioni che riguardano il Cavaliere non saranno risolte, non ci sarà nessuna serenità in Parlamento.

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