Elezioni Austria 2013: atteso il boom dell’estrema destra

Socialdemocratici e democristiani si scontrano ma puntano a riproporre la grande coalizione. Ma l’exploit del partito xenofobo del Fpoe e dei populisti di Stronach potrebbero mettere in pericolo i loro piani.

di andreas

Non si tratta certo di elezioni fondamentali come quelle che in Germania hanno riconsegnato lo scettro ad Angela Merkel, ma anche le elezioni austriache – dove al momento è al potere una grande coalizione tra socialisti e democratici – hanno qualche risvolto interessante. In primis l’atteso boom dell’estrema destra dell’Fpoe di Heinz-Christian Strache, leader di quel partito che ebbe un lungo periodo di notorietà internazionale quando entro al governo sotto la guida di Jörg Haider.

Il partito xenofobo – che ha condotto una campagna elettorale all’insegna di slogan anti-israeliani, contro la criminalità stranieri e contro i parassiti, sempre stranieri, del welfare – dovrebbe superare il 20%, insidiando il ruolo di secondo partito dell’Oevp, i democristiani guidati dal vicepremier Spindelegger, dati tra il 22 e il 26%. Il primo partito rimane quello socialdemocratico dello Spoe, guidato dal cancelliere Faymann, che dovrebbe raggiungere il 28%.

Quel che è certo è che la campagna elettorale non ha regalato grandi soddisfazioni agli elettori, che hanno visto gli alleati di governo dei socialisti e democristiani scontrarsi duramente, nonostante sia evidente come l’unica strada governativa sia quella di una riproposizione delle larghe intese. Gli scontri, quindi, si riducono a una guerra per prendere più voti dell’avversario-alleato. C’è però un’incognita: secondo i sondaggi c’è la possibilità che socialisti e democristiani non raggiungano la soglia del 50% necessaria per governare. A quel punto sarebbe indispensabile – vista l’indisponibilità di allearsi con l’estrema destra – trovare un accordo con i Verdi (14%), che però sbilancerebbero notevolmente gli equilibri di governo.

In Parlamento entrerà quasi sicuramente anche il Team Stronach, fondato un anno fa dal miliardario austro-canadese Frank Stronach: un partito populista che propone l’uscita dall’euro, meno tasse e più lavoro e insomma ricette vaghe che però gli potrebbero garantire circa il 7% dei voti. Fuori dall’Assemblea dovrebbero restare il Bzö, partito fondato da Haider dopo l’abbandono del Fpoe nel 2005 e che nel frattempo si è trasformato in liberal-conservatore, dato al 3,5% e altri partiti populisti e anti-euro. Fuori dal Parlamento, ma in grado di rosicchiare voti importanti dai due maggiori partiti, impedendogli, forse, di ricreare la Grande Coalizione.