Crisi di governo: possibili maggioranze alternative

Il numero magico è 161. E se il nuovo esecutivo si darà il solo scopo di cambiare legge elettorale e poi tornare al voto, i rinforzi potrebbero arrivare.

di andreas

La crisi di governo sembra a un passo (ma non è certo la prima volta in questa bizzarra legislatura), e la ragione che potrebbe precipitare l’esecutivo Letta verso una conclusione decisamente anticipata è da ricercarsi esclusivamente nella decadenza di Berlusconi. Il fatto è che, nell’ottica del Pdl, far cadere il governo e arrivare allo scioglimento delle camere è l’ultima chance di salvare il Cavaliere, bloccando così il voto finale in Senato che determinerà in ultimo la decadenza e l’interdizione (a camere sciolte, non c’è nessun Senato che può votare).

Nei piani del Popolo della Libertà – che punta poi a conquistare una maggioranza in grado di bocciare decadenza e interdizione – c’è però un’incognita che non è stata calcolata. E non si tratta di un’incognita di poco conto: Giorgio Napolitano. Il Capo dello Stato anche ieri ha ribadito di non gradire “la prassi molto italiana delle legislature accorciate” ed è noto da tempo come non abbia nessuna intenzione di sciogliere le camere senza prima aver verificato in ogni modo l’esistenza di una maggioranza alternativa (che sarebbe a questo punto un boomerang per il Pdl, privato di ogni potere negoziale).

La domanda è di conseguenza solo una: c’è una maggioranza alternativa possibile? Senza il Popolo della Libertà, e al netto del rifiuto del Movimento 5 Stelle di prendere parte a una qualsivoglia esecutivo che non sia il suo, i numeri sono molto risicati. Ma dal momento che sia nel Pdl, sia nel M5S qualche possibile “traditore” c’è – e molti si sono fatti avanti esplicitamente – una chance di tenere in piedi l’attuale legislatura c’è.

Alla Camera, come noto, non c’è nessuna difficoltà, perché lì il Partito Democratico è in grado di governare da solo. Al Senato invece la maggioranza necessaria è di 161. Pd (108) e Scelta Civica (20) assieme arrivano a 128, ovviamente non basta. Ma se si decidesse che il nuovo governo (che probabilmente non sarà un Letta Bis) nasca e muoia al solo scopo di dare al nostro paese una legge elettorale decente per poi tornare al voto, ecco che anche Sel (7) ci starebbe – ieri è stato lo stesso Nichi Vendola a invocare un esecutivo per “cancellare il Porcellum e avviare l’Italia verso la ripresa” – e così si arriva a 135. Ma siamo ancora lontani.

I 26 restanti senatori da trovare arriverebbero dai 5 senatori a vita, tra i 10 del gruppo delle Autonomie, una decina potrebbero arrivare da Gal e così ci saremmo quasi. Ma come scorta ulteriore ci sarebbero anche i 4 senatori che hanno abbandonato il Movimento 5 Stelle e, come detto, i “traditori” interni al partito di Beppe Grillo e al Pdl. Chi sono costoro? Innanzitutto Carlo Giovanardi e Gaetano Quagliariello, gli unici pidiellini a non aver firmato le dimissioni in bianco – ma altri potrebbero seguire; mentre nel Movimento 5 Stelle il capofila è Luis Orellana, ma sono ben 20 i senatori di cui si è parlato come “pronti a sostenere un Letta Bis”. Difficile che ci stiano tutti, visto che si tratterebbe con tutta probabilità di un governicchio che abbia il solo scopo di arrivare a primavera; ma tirando le fila il risultato è che un’altra maggioranza non è da escludersi, affatto. E a quel punto a Silvio Berlusconi resterebbero in mano solo le briciole.

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