Letta chiederà la verifica di governo. Cicchitto: “Nessuna dimissione dei ministri Pdl”

Al ritorno dalla visita negli Stati Uniti, il premier potrebbe chiedere la fiducia al governo

Aggiornamento 27 settembre, 19:26Fabrizio Cicchitto ha dichiarato in una nota che non esiste alcuna possibilità che si possa assistere a dimissioni di ministri appartenenti al Pdl.

A termine del vertice di Palazzo Grazioli (Berlusconi sarebbe in volo per Milano) pare dunque che abbia prevalso la linea più “morbida”, o forse attendista: il leader del Pdl vorrebbe infatti attendere un gesto da parte del Quirinale sulla costituzionalità della legge Severino. Nelle eventuali dimissioni in blocco comunque non sarebbero coinvolti i ministri del partito di Berlusconi.

Aggiornamento 27 settembre, 11:6 – Il senatore Carlo Giovanardi, che non ha alcuna intenzione di uscire dal Pdl per confluire in Forza Italia, pur ritenendo il voto della giunta del Senato una “mascalzonata incostituzionale”:

“Non ho firmato e non firmerò le dimissioni perché ritengo non siano la modalità giusta per costringere le forze politiche ad assumersi le responsabilità nei confronti del paese, soprattutto in vista della prossima imminente campagna elettorale.”

I capigruppo di Forza Italia alla Camera ed al Senato Renato Brunetta e Renato Schifani cercano invece di soffiare sul fuoco delle polemiche, reindirizzando le possibili dimissioni più che sul governo sulla maggioranza che lo sostiene: in una lettera aperta a Napolitano pubblicata su IlGiornale di questa mattina i due rispondono a quell'”inquietante” espresso in una nota di ieri dal Quirinale.

“I gruppi parlamentari, nella loro autonomia costituzionalmente garantita, hanno ritenuto di riunirsi, per esaminare le prospettive di vicende prossime che investiranno direttamente attribuzioni rimesse in via esclusiva agli organi parlamentari dall’articolo 66 della Costituzione. L’assemblea non era finalizzata né ad assumere decisioni sul governo del paese né, tantomeno, anche per l’evidente illegittimità di simili ipotesi, ad assumere orientamenti operativi sulle decisioni della magistratura o sulle prerogative del Capo dello Stato. […] Nessuno ha voluto interferire con la vita del governo o con le decisioni del presidente del consiglio e del Capo dello Stato […] In gioco è solo, ma si tratta della questione più importante per dei parlamentari, il rispetto della Costituzione da parte dell’organo che rappresenta direttamente la sovranità nazionale: il Parlamento della Repubblica. Desumere ulteriori intenzioni non corrisponde alle motivazioni dell’iniziativa che è e rimane rimessa alla sola libera coscienza di ciascun parlamentare di Forza Italia.”

Come spiegato da Fabrizio Cicchitto a Canale5 si aprirà un dibattito politico sul ruolo del governo sul quale non c’è stata finora alcuna discussione: insomma, il governo sarebbe salvabile ma la stessa cosa non sarebbe spendibile per la maggioranza che lo sostiene.

Dopo la salita di Letta al Quirinale si terrà oggi un Consiglio dei Ministri caldissimo: sul tavolo del governo le dimissioni dei ministri Lupi, Lorenzin e sopratutto Alfano (mancano, e probabilmente mancheranno, quelle di Gaetano Quagliariello):

“Siamo parlamentari del Pdl, eletti sotto le insegne di Berlusconi presidente, quindi ci dimettiamo da parlamentari come hanno fatto i nostri colleghi.”

Aggiornamento 27 settembre, 11:6 – Il senatore di Forza Italia, e coordinatore del partito, Sandro Bondi, è intervenuto questa mattina sulla paventata crisi di governo, derivante direttamente dalla decadenza di Silvio Berlusconi e dalle dimissioni di massa presentate dai parlamentari del partito personale del Cavaliere ai loro capigruppo (politicamente parlando hanno un valore, al momento, pari allo zero).

“In queste condizioni, prolungare l’agonia di questo governo e di questa legislatura non giova a nessuno tantomeno all’Italia. Questo Napolitano lo sa bene. […] Se ancora sopravvivesse un residuo di serietà in questo sventurato Paese, si prenderebbe atto senza perdere nemmeno un secondo della crisi di un governo e di una maggioranza che non esistono più da tempo, almeno dal momento in cui il Pd ha dichiarato guerra ad un proprio alleato di governo.”

ha dichiarato in una nota Bondi. Sulla stessa linea il leader della Lega Roberto Maroni:

“Le firme raccolte dal Pdl sono una mozione di sfiducia palese nei confronti del Governo e quindi Letta dovrebbe fare solo una cosa, rassegnare le dimissioni al presidente Napolitano.”

Anche Maurizio Gasparri parla di “scivolata” verso nuove elezioni, accusando di violazione dell’articolo 25 della Costituzione alcune “correnti politicizzate della magistratura”; l’ex ministro degli esteri Franco Frattini è invece più cauto, parlando di “margine” per evitare la caduta del governo ed appellandosi alle parole di Napolitano nel discorso del nuovo insediamento al Quirinale.

Aggiornamento 27 settembre, 9:30 – Si è detto profondamente amareggiato da quanto avvenuto a Roma durante il suo viaggio a New York Enrico Letta: non disposto a far logorare dalle polemiche e dalle minacce la maggioranza che sostiene il suo governo Letta, appena atterrato in Italia quest’oggi, si recherà da Napolitano per chiedere l’immediata verifica di governo:

“Appena atterrato a Roma mi reco da Napolitano per un chiarimento su come andare avanti: serve un chiarimento nel governo e in Parlamento: voglio decidere insieme a Napolitano le modalità e voglio che tutto accada davanti ai cittadini.”

Letta ha anche definito “un’umiliazione” quanto sta accadendo in Italia, non personale ma dell’immagine del Paese all’estero, riferendosi chiaramente alle dimissioni in bianco firmate dai parlamentari del Pdl.

Letta chiederà la verifica di governo

Al ritorno dal suo viaggio negli Stati Uniti, Enrico Letta chiederà la verifica di governo, a farlo sapere sono fonti della maggioranza. Nella giornata in cui il Colle bolla come “inquietante” la minaccia di dimissioni collettive dei parlamentari del Pdl e come “assurda” l’evocazione del “colpo di Stato” di Silvio Berlusconi, il Pd sembra rendersi conto di come l’esperienza delle larghe intese sia prossima al capolinea.

Come governare ancora con un alleato composto da un leader condannato in Cassazione, alla guida di un manipolo di “dipendenti” (tout court non in senso giuslavoristico) pronto a seguire in massa il capo branco, anche nella probabile caduta a capofitto giù dal dirupo?

Stabilità, stabilità, stabilità. Il premier Letta non parla d’altro, molto probabilmente va ripetendolo anche nel sonno. Peccato che la stabilità italiana sia un’operazione di facciata per tenere in piedi la baracca al cospetto della comunità internazionale e non una stabilità sostanziale come quella richiesta dall’emergenza.

Chiedere la verifica di governo, vuol dire fare la conta. Significa uscire dallo stallo è capire che cosa fare: imbarcarsi nella costruzione quasi impossibile di una nuova maggioranza, andare alle elezioni (a proposito: la nuova legge elettorale?), continuare con questo partner inaffidabile, opportunista e umorale. Perché ci sta anche questa ipotesi. Le minacce e le smentite sono il pane quotidiano del Pdl, così come è la prassi, per il Pd, accettare di farsi dettare l’agenda di governo dalle direttive che Berlusconi emana ai suoi luogotenenti.

Per i capigruppo Pdl a Camera e Senato, Renato Brunetta e Renato Schifani “il colpo di Stato” evocato da Berlusconi è una definizione “assolutamente realistica e pienamente condivisibile”.

Per Guglielmo Epifani, segretario del Pd,

Le decisioni e i toni incredibili usati oggi dal Pdl sono l’ennesima prova di irresponsabilità nei confronti del Paese. Mentre il premier è negli Usa a illustrare l’attività di governo il Pdl pensa a sfasciare tutto, a rendere instabile l’azione del governo volta a risolvere i problemi degli italiani.

Dunque al ritorno dagli States Enrico Letta potrebbe chiedere la fiducia. Per capire se ci sono o no le condizioni per andare avanti. Ma anche perché siano chiare le responsabilità in caso di una crisi di governo.

Foto © Getty Images

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