Trattativa Stato-mafia: “Napolitano venga a deporre”

Il pm Nino Di Matteo vuole il presidente della Repubblica fra i testimoni del processo in corso di svolgimento alla Corte di Assise di Palermo

Giorgio Napolitano sul banco dei testimoni, è questa la richiesta ribadita da Nino Di Matteo, quest’oggi, nell’aula della Corte di Assise di Palermo nella quale si sta celebrando il processo sulla trattativa Stato-Mafia.

Il processo vede dieci imputati: Totò Riina, Leoluca Bagarella, Antonino Cinà, gli ex ufficiali del Ros Mario Mori, Antonio Subranni e Giuseppe De Donno, il pentito Giovanni Brusca, Massimo Ciancimino e gli ex politici Calogero Mannino e Nicola Mancino. Nella lista manca il nome di Bernardo Provenzano poiché la sua posizione è stata stralciata per le sue precarie condizioni di salute.

Per tutti l’imputazione è di minaccia al Corpo politico dello Stato, tranne che per Mancino, accusato di falsa testimonianza, e per Ciancimino, chiamato a rispondere per concorso in associazione mafiosa.

Intendiamo dimostrare che il dialogo occulto tra parti delle istituzioni e i vertici di Cosa nostra proseguì anche dopo la strage di via D’Amelio del luglio del ’92, dopo l’arresto di di Vito Ciancimino del dicembre dello stesso anno e dell’arresto del boss Totò Riina avvenuto nel gennaio del 1993,

ha spiegato Di Matteo nella sua relazione introduttiva.

Secondo i pm Roberto Tartaglia e Francesco Del Bene il dialogo occulto fra Stato e mafia proseguì anche nel 1993 con gli attentati di via Georgofili e di Milano, tesi a intimidire le istituzioni e per chiedere un’attenuazione dei trattamenti penitenziari dei detenuti ritenuti più pericolosi.

Il nome del Capo dello Stato era già presente nella lista testimoniale depositata ai giudici. Napolitano dovrebbe riferire sul contenuto di una lettera che il suo consulente giuridico, Loris D’Ambrosio inviò il 18 giugno 2012. Una lettera in cui l’uomo diceva di essere stato utilizzato come

l’ingenuo e utile scriba di cose utili a fungere da scudo di indicibili accordi.

La lettera fu inviata quaranta giorni prima del decesso dell’uomo, avvenuto, a causa di un infarto, il 28 luglio 2012. L’uomo si riferiva a fatti accaduti fra il 1989 e 1993.
Napolitano verrebbe ascoltato per far luce proprio su queste parole.

Via | Il Fatto Quotidiano

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