Decadenza Berlusconi. Che succede se si dimettono i parlamentari del Pdl?

Non esistono le dimissioni collettive, ognuna deve essere votata singolarmente

di guido

Ora che la minaccia è stata fatta, resta da capire cosa succederà nei prossimi giorni, se cioè lo spettro delle dimissioni di massa dei parlamentari Pdl cambierà qualcosa nel voto per la decadenza di Silvio Berlusconi da senatore, se invece esaspererà ancora gli animi, o ancora se porterà a un’escalation di minacce (come quella, già evocata, delle dimissioni di Napolitano). In pochi, al momento, credono che i parlamentari di centrodestra si dimetteranno in massa, ma per amore di ipotesi, cosa succederebbe in quel caso?

Intanto una premessa: ieri la proposta di dimissioni di massa è stata approvata “per acclamazione” dai deputati Pdl, ma non c’è stato un voto, quindi non è affatto detto che tutti i parlamentari alla resa dei conti accetteranno di dimettersi. Ma ammettiamo lo facessero. Dal vertice di ieri, è emerso che i parlamentari firmeranno delle dimissioni “congelate” che presenteranno ai capigruppo, pronte per essere “scongelate” alla decadenza di Berlusconi. Peccato che questa procedura non sia contemplata dai regolamenti di Camera e Senato, per cui se Brunetta e Schifani andassero a presentare le dimissioni collettive dei propri parlamentari se le vedrebbero rifiutate all’istante.

L’unica procedura corretta è quella di presentare individualmente le dimissioni all’ufficio di presidenza, quindi ogni parlamentare dovrà scrivere, motivare e firmare la propria rinuncia e consegnarla ai responsabili. A quel punto le dimissioni non sono operative: l’Aula deve votare singolarmente su ogni richiesta di dimissioni, nell’ordine in cui sono arrivate. Questo significa che i lavori parlamentari teoricamente potrebbero rimanere bloccati per mesi intanto che vengono votate le dimissioni di circa 200 parlamentari (ammesso sempre che tutti si dimettano).

Teoricamente, perché i presidenti potrebbero calendarizzare queste votazioni dando la precedenza ad altro, come per esempio la legge di stabilità. E nel frattempo i parlamentari dimissionari resterebbero pienamente nell’esercizio delle proprie funzioni, anche se potrebbero disertare in massa l’aula per far mancare il numero legale. Ma questo non servirebbe al loro scopo, se il loro scopo è quello di andare a elezioni anticipate.

Inoltre, quando vengono accettate le dimissioni di un parlamentare, automaticamente entra in carica il primo dei non eletti del suo partito nella circoscrizione da cui proviene. I capigruppo Pdl stanno pensando di far firmare a tutti i non eletti del Pdl alle scorse elezioni una lettera di rinuncia preventiva al seggio, ma si tratta di un’impresa improba: in molti casi si tratta di persone che non hanno grandi legami con il partito – e per questo si ritrovavano nei posti più bassi delle liste – e che difficilmente rinuncerebbero a entrare in Parlamento, anche solo per qualche settimana (ma con relativo stipendio) per una questione di principio. Sommando allora i parlamentari che potrebbero alla fine decidere di non dimettersi, e quelli che decideranno di subentrare comunque, la minaccia dei berlusconiani potrebbe essere una pistola scarica.

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