Berlusconi ode il tintinnar delle manette e prepara l’Aventino. Letta, Napolitano, Pd: dove siete?

Fa sapere Silvio Berlusconi di aver perso 11 chili e di non dormire da 55 notti e soprattutto lancia l’ennesima carica: “Non possiamo restare inermi mentre mi fanno fuori”. Il Cav ha il terrore di essere arrestato e punta diritto il dito contro Letta e Napolitano con il Pdl-Forza Italia che annuncia di fatto la crisi, legando le sorti del governo e della legislatura alle vicende dell’ex premier: “Se il Cav cade, dimissioni e via dal Parlamento”.

Si pretende che le Camere rovescino il giudizio di tre tribunali facendo saltare in un amen lo Stato di diritto, cioè sfasciando lo Stato. Siamo alla frutta? No, siamo alla frutta bacata.

Come fa Enrico Letta a recitare all’estero la parte del premier ottimista e tranquillo a capo di un governo al lavoro sulle riforme, sorretto da una coalizione stabile, in un Paese sulla via della ripresa?

Chiamando le cose per nome non è l’ora di dire che alla totale irresponsabilità di Berlusconi e dei suoi si aggiunge una (quasi) altrettanto irresponsabilità di Letta e del … Partito Democratico, incapaci di prendere il toro per le corna, parlando agli italiani e facendo trarre al capo dello Stato le dovute conseguenze? Quali conseguenze? Le urne. Fa male solo dirlo, ma – stando così le cose – alternativa non c’è.

L’affaire Telecom è l’ultimo atto della deriva del Belpaese abbandonato da una classe politica latitante, impegnato solamente nella difesa degli interessi personali e di partito.

Al di là di tutti i contorsionismi tecnico-legislativi sull’iter e sulle conseguenze delle minacciate dimissioni dei parlamentari Pdl a scudo del Cav (non è così semplice far dimettere un parlamentare che, poi, comunque può essere rimpiazzato dal primo dei non eletti ecc.) il dato politico è chiarissimo con una altrettanto chiarissima conseguenza: il Pdl-Forza Italia esegue gli ordini (chi ne dubitava?) del suo padre-padrone e, comunque vada, il governo non potrà fare un passo se non girando attorno a se stesso, lasciando il Paese al proprio (desolante) destino.

In questo modo sia Letta – così verrà cotto a fuoco lento – sia il Pd – così brucerà quel poco di credibilità rimasta – si renderanno corresponsabili di una situazione che alimenterà il populismo disfattista di Beppe Grillo e compagnia urlante di destra e di sinistra nonché gli attacchi della speculazione finanziaria internazionale. Conseguenze? Paese in mezzo alla tempesta con gli italiani in fondo al pozzo. Allora? Ognuno deve togliersi la maschera e assumersi la responsabilità di dire la verità al Paese.

Scrive l’ex direttore de l’Unità Peppino Caldarola: “Letta che è in gita per il Nord America a cercare di presentare una bella immagine dell’Italia dovrebbe essere furibondo per la figuraccia internazionale e per riscattarla dovrebbe mandare tutti al diavolo. Ve ne andate voi? Vi mando via io! Il Pd di fronte a questa prospettiva buia per la repubblica dovrebbe riunire un caminetto, stipulare un rapido armistizio e chiedere le elezioni subito, con o senza legge elettorale nuova. Anche Napolitano deve rendersi conto che avere un governo di facciata è molto peggio che avere una nuova campagna elettorale vibrante. Il paese che temiamo sia senza scampo lo può salvare solo una decisione popolare. Se poi il popolo divide in tre il bottino ancora una volta, vuol dire che l’Italia l’è malada”.

Sì, tertium non datur.