Belpietro: Corte europea gli dà ragione, carcere pena ingiustificata

Secondo i togati di Strasburgo, anche se devono essere i giudici nazionali a decidere le pene, la detenzione è incompatibile con la libertà di stampa, salvo casi eccezionali

La Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo ha dato ragione a Maurizio Belpietro, ex direttore del Giornale: anche se la condanna per diffamazione, relativa alla pubblicazione di un articolo di Raffaele Iannuzzi sui magistrati nel 2004, era giustificata, non lo era la pena, inizialmente prevista in quattro anni dalla Corte d’Appello di Milano. La pena era stata poi sospesa.

Secondo i togati di Strasburgo, anche se devono essere i giudici nazionali a decidere le pene, la detenzione è incompatibile con la libertà di stampa, salvo casi eccezionali (se i media incitano alla violenza). Per Belpietro, dunque, la condanna alla prigione rappresentava una violazione dell’articolo 10 della Convenzione europea per i diritti dell’uomo, che garantisce la libertà di espressione per i giornalisti.

L’ex direttore del Giornale avrà ora diritto a 10 mila euro di risarcimento per danni morali non pecuniari e a 5 mila euro per le spese legali. Risarcimento che dovrà pervenirgli dallo Stato italiano. L’articolo per il quale Belpietro era stato condannato aveva come titolo “Mafia, 13 anni di scontri tra pm e carabinieri”, ed era stato ritenuto diffamatorio nei confronti dei magistrati Giancarlo Caselli e Guido Lo Forte.

Franco Siddi, direttore della Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi), ha preso spunto dalla sentenza della Corte di Strasburgo, per affondare: “Nessuno adesso può avere più dubbi. La sanzione del carcere per il reato di diffamazione a mezzo stampa deve essere cancellata. L’Italia è già fuori tempo massimo per mettersi in regola con le consolidate norme europee sui diritti umani”.