Assemblea Onu, il discorso di Barack Obama: “La Siria rispetti gli impegni”

Il presidente Usa sta parlando al Palazzo di Vetro.

di andreas

Barack Obama sta tenendo in questo momento il suo discorso all’Assemblea Onu. Il presidente degli Stati Uniti si sta ovviamente concentrando sulle questioni di politica internazionale che hanno monopolizzato l’attenzione del mondo nelle scorse settimane, a partire dalla Siria. A margine dell’assemblea, si è saputo che il ventilato bilaterale con il presidente iraniano Rohani non ci sarà.

“La Siria deve mantenere i suoi impegni sulle armi chimiche”. Armi chimiche che devono essere messe al bando. La comunità internazionale deve “imporre un bando alle armi chimiche, è nell’interesse degli Stati Uniti e del mondo”. Ci sono “prove evidenti della responsabilità del regime di Assad” nell’attacco ai ribelli con le armi chimiche, “è una cosa che non si può negare”.

“Non ritengo che una soluzione militare possa fare raggiungere una pace duratura”. Nessuna nazione può decidere chi governerà la Siria, ma “ci vuole una forte risoluzione del consiglio di sicurezza per assicurarsi che Assad mantenga i suoi impegni”. Nonostante questo, non si può pensare che la Siria possa tornare allo status quo precedente alla guerra. “Proteste pacifiche sono state represse. Abbiamo lavorato per sostenere l’opposizione moderata, ma i gruppi estremisti hanno avuto la meglio. La comunità internazionale non è stata all’altezza”.

Obama passa alla questione iraniana: “Ci potrebbero essere basi per un accordo sul programma nucleare dell’Iran” basato sulle recenti dichiarazioni della leadership iraniana. Una risoluzione “può rispettare i diritti dell’Iran e dare al mondo un po’ di fiducia sul fatto che il loro programma sia pacifico“. Ma alle parole devono seguire i fatti. I problemi del nucleare in Iran vanno risolti con la diplomazia, ma “le nostre divergenze non si potranno colmare da un giorno all’altro”.

Per il mondo il pericolo non è che “gli Usa si intromettano, ma che cessino il loro impegno internazionale“. E la nuova sfida globale sono i massacri “non più tra le nazioni, ma interni alle nazioni”. Un peso che gli Stati Uniti “non possono sostenere da soli”.

Si esce dal terreno mediorientale con qualche parola sulla crisi globale: “Grazie a un’azione coordinata, l’economia si è stabilizzata, così come i mercati della finanza, e si possono creare posti di lavoro”.