Ore 12 – Quando i “girotondi” girano a vuoto

Dire “lo giuro” serve ben poco. Ma giuriamo lo stesso: stamattina, nel compilare le nostre pagelle su Polisblog, abbiamo dato piena fiducia con un + 10 tondo tondo al presidente Napolitano. L’abbiamo votato senza aver visto prima il sondaggio dell’Istituto Piepoli su Repubblica in cui si conferma la popolarità record per il Capo dello Stato.

Dire “lo giuro” serve ben poco. Ma giuriamo lo stesso: stamattina, nel compilare le nostre pagelle su Polisblog, abbiamo dato piena fiducia con un + 10 tondo tondo al presidente Napolitano. L’abbiamo votato senza aver visto prima il sondaggio dell’Istituto Piepoli su Repubblica in cui si conferma la popolarità record per il Capo dello Stato.

Anzi, la popolarità e la fiducia di Giorgio Napolitano continuano a crescere: l’83 per cento degli italiani si fida del Capo dello Stato. E’ un livello pari a quello dei sovrani europei e simile a quello raggiunto da Ciampi nel suo momento più alto. Al momento della sua elezione, la fiducia in Napolitano era al 64%, poi passata al 70% per tutto il 2007 e fino al marzo 2008. Quindi il balzo in avanti.

Qual è il segreto di questo successo? Dice Piepoli su Repubblica: “In un momento così difficile, il presidente rassicura il paese”. Possibile che la casta politica, specie l’opposizione, non colga il messaggio? Sì, possibile. Perché il Premier ha da sbrogliare le “sue” matasse, Di Pietro e i girotondini devono gridare la propria impotenza e la vocazione alla sconfitta permanente, Veltroni pensa come uscire dall’angolo senza fare altri guai e quindi sta fermo.

Però dar fuoco alla propria casa perché dentro c’è una mosca fastidiosa che non si riesce a cacciare è o non è autolesionismo e infantilismo politico? Sparare nel (proprio) mucchio è sempre stato, storicamente, l’esercizio più riuscito della sinistra. Molto applaudito. Dalla destra. Solo su un punto la sinistra è sempre altrettanto brava: nel non centrare gli obbiettivi, nel non capire cosa vuole la gente, nel non essere in sintonia con gli italiani. Una volta si sarebbe chiamata assenza di strategia.

Non che non pesino gli strappi del leader del Pdl sulla giustizia. Ma non si può polarizzare tutto sul “miserabile processo di Berlusconi”. E la piazza non può mai sostituirsi all’azione politica. Non l’ha detto il Cavaliere, ma Antonio Gramsci.

Soprattutto, magari per disperazione, non puoi “sparare” sull’unico cane da guardia che ti rimane. Nessuno, nessuno più può autoproclamarsi il “migliore”, disprezzare la persona, dichiarare nemico l’avversario politico. Fino a che c’è e cresce l’avversione ideologica, il prodotto è quello che ci troviamo davanti: la conflittualità estrema e il paese in ginocchio. Con il consenso democratico degli italiani.