Napolitano “predica” mentre l’Italia perde pezzi. Telecom agli spagnoli, Alitalia (a picco) ai franco-olandesi

A schiena diritta e con la voce forte e chiara Giorgio Napolitano ripete il monito alla (sorda) politica sulla esigenza di stabilità, evitando rotture che farebbero saltare la possibile ripresa economica. Belle parole. Ma il Colle è lontano dal Palazzo dei partiti, in tutt’altre faccende affaccendati, col Pdl imperniato nel “salvataggio” del suo padre-padrone e con il Pd avvitato nel suo piccolo mondo di beghe e begucce interne, alla ricerca di quella identità perduta e di quella leadership mai trovata.

Il tutto mentre dalle elezioni in Germania giungono lezioni (anche di stile) di come si dovrebbe fare politica e in Italia si svende la Telecom agli spagnoli di Telefonica mettendo ko l’era della telefonia italiana e si “regala” ai francesi-olandesi (Air France-Klm) Alitalia, con un rovinoso buco sui 5 miliardi (Grazie, Silvio!), cioè circa il doppio della patata bollente dell’Imu su cui è incartato il governo.

Con la politica assente, l’Italia non solo non aggancia la ripresa ma brucia le sue residue risorse economiche e umane procedendo in una desertificazione ad altissimo rischio per il proprio futuro. Non si tratta esclusivamente dell’alienazione – pur gravissima – del nostro patrimonio industriale e tecnologico, bensì di uno sregolamento continuo e (pare) inarrestabile della capacità dell’Italia di far fronte alla crisi che, come dopo una guerra, quando sarà superata a livello mondiale, lascerà un Paese irriconoscibile, in brache di tela.

Il governo c’è ma rischia di diventare un soprammobile dove nessuno si cura più nemmeno di portar via la polvere che s’accumula. Cosa può fare Napolitano, oltre gli appelli dal tono sempre più accorato e drammatico? Sciogliere le Camere e riportare gli italiani alle urne. Come dire, un salto nel vuoto più totale.

Ciò detto, nessuna illusione è possibile perché Pdl e Pd hanno solo interesse – pur se per motivi interni diversi – a fare melina, lasciando il governo a bagnomaria, fino a che, oltre modo logorato, cadrà come una pera cotta. La Telecom che diventa spagnola (che ne sarà degli investimenti per lo sviluppo su aree strategiche come la banda larga di internet?) c’entra, e come!, con la politica.

Scrive oggi Stefano Folli sul Sole 24 Ore: “ Certo, non riguarda gli esausti riti che si svolgono nei palazzi romani. Ma riguarda – e tanto – l’immagine del paese. Dà il segno di un’erosione in atto delle posizioni industriali, per cui si perde un pezzo dopo l’altro. Le ragioni sono varie, ma il dato comune è che si vende e si aliena ciò che era italiano. L’equivalente, piaccia o non piaccia, del logoramento del quadro politico”.

Chi ferma la caduta dell’Italia negli abissi?