La rosa tricolore, Silvio al Quirinale e Renzi premier. Ma sarà vero?

Il dossier-bomba pubblicato da L’Espresso tra marketing e fantapolitica

di guido

Tra un anno potremmo trovarci con Berlusconi al Quirinale e Matteo Renzi a Palazzo Chigi. A dirlo così sembra che ci voglia non una ma una serie di rivoluzioni per arrivare a una soluzione del genere, ma secondo il dossier “Rosa tricolore – un piano per vincere le elezioni politiche 2013″ potrebbe essere tutto molto facile: basta azzerare che il Cav azzeri il Pdl, appoggi una lista civica scissionista di Renzi, saboti il PD aiutando la sinistra radicale a presentarsi in molteplici schieramenti, e il resto verrà da sé.

È questo il contenuto delle otto pagine scansionate e pubblicate da L’Espresso. Sarebbero state commissionate da Berlusconi ai suoi fedelissimi Verdini, Dell’Utri (non a caso gli unici big del partito che verrebbero salvati dall’azzeramento) e al nuovo spin doctor Volpe Pasini. Ma a leggerlo, il documento è pieno di ingenuità e superficialità che sembrano inconcepibili per analisti politici vagamente professionali. Eppure, visto l’amore di Berlusconi per gli adulatori, proprio per questo potrebbe essere autentico. È irresistibile vedere lodata a più riprese la “genialità” del Cavaliere che si esplicherebbe nel rubare Renzi al centrosinistra, mentre i temi “grillini” vengono cooptati nel centrodestra arrivando a dire che Berlusconi e Grillo sono due facce della stessa medaglia. Così come involontariamente comica la punizione pensata per i “professionisti della politica” pidiellini, condannati a stare lontani dalle telecamere. E il programma elettorale? Al primo posto il taglio delle tasse, ma subito dopo intercettazioni e condono tombale.

Insomma, nonostante tutto è difficile pensare che un piano del genere possa incontrare l’appoggio degli elettori, sia di centrodestra che di centrosinistra. E allora potrebbe anche trattarsi di un modo (l’ennesimo) con cui Berlusconi intende scompaginare il quadro politico e il suo stesso partito. Intanto la prima reazione arrivata è quella di Matteo Renzi, che però invece di prendersela con il dossier e chi l’ha fatto, attacca L’Espresso dando per scontato che il documento sia falso: “Espresso e dossier ridicoli: non è la prima volta, non sarà l’ultima. Se candidato, ne aspetto uno alla settimana.”

Non è la prima volta però che un politico cerca di prepararsi la strada al Quirinale con un piano di battaglia. Lo fece anche Massimo D’Alema nel 1997, con un documento pubblicato nel 2009 nel libro “Il fantasma del leader” di Alessandra Sardoni. I due spin doctor di D’Alema, Claudio Velardi e Fabrizio Rondolino, tracciarono un quadro (in verità ben più accurato della Rosa tricolore) della situazione italiana e una road map per rendere possibile l’elezione dell’allora segretario DS al Colle nel 1999, contando su un biennio di stabilità politica. Come sappiamo, le previsioni si rivelarono clamorosamente sbagliate e l’anno dopo D’Alema si ritrovò a Palazzo Chigi al posto di Prodi.

Foto | © TM News

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