Egitto: messi al bando i Fratelli Musulmani

All’organizzazione islamista saranno anche confiscati i beni

di guido

I Fratelli Musulmani tornano in clandestinità: come preannunciato nelle scorse settimane, il governo transitorio egiziano è riuscito a mettere al bando il movimento conservatore islamista grazie a una sentenza di primo grado del tribunale Civile del Cairo, che accogliendo un ricorso contro l’organizzazione ne ha disposto l’interdizione dall’attività pubblica, la confisca dei beni e la chiusura di tutte le sedi.

Per i Fratelli Musulmani si tratta di un ritorno al passato, ma in misura persino peggiore: durante il regime di Mubarak, l’organizzazione era interdetta dall’attività politica ma poteva comunque appoggiare dei candidati indipendenti al Parlamento. Ora invece l’organizzazione, che aveva conquistato il potere dopo la rivolta di piazza Tahrir e le elezioni che avevano visto la vittoria di Mohamed Morsi, torna completamente in clandestinità, come già successo ai tempi della repressione di Nasser.

La denuncia che ha portato il tribunale a mettere fuori legge l’organizzazione è partita da un partito di sinistra egiziano, El Tagammoe, che ha accusato la Confraternita di stoccare armi nei suoi uffici e di essere impegnata in attività illegali. Il giudice ha riconosciuto come veritiere le accuse e stabilito l’interdizione della Confraternita e la confisca di tutti i beni.

Ora l’organizzazione ha la possibilità di presentare ricorso, anche se non appaiono molte possibilità di ribaltare la sentenza, vista l’offensiva di cui i Fratelli Musulmani sono stati fatti oggetto a partire dalla deposizione del presidente Morsi.