Telefonate tra Napolitano e Mancino: cosa succede al Quirinale?

L’inchiesta del Fatto sulla trattativa tra Stato e mafia tira sempre più in ballo il Presidente della Repubblica e diventa un caso politico

di guido

I contatti tra l’ex ministro dell’Interno Nicola Mancino e il Quirinale per l’inchiesta di Palermo sulla trattativa Stato-mafia nel 1992 stanno sempre più diventando un caso politico, e dopo che per giorni le inchieste del Fatto quotidiano erano state accompagnate dal silenzio, il Colle si è visto costretto a replicare, e i politici a schierarsi. Ma cos’è questa storia della trattativa e delle presunte pressioni di Napolitano?

L’inchiesta di cui si parla è condotta dalla procura di Palermo e riguarda i presunti contatti di settori delle istituzioni (come il generale Mario Mori, indagato) con i vertici mafiosi nel 1992 per concordare una tregua in cambio di un allentamento del 41bis da parte dello Stato. E in effetti nel 1993 il carcere duro fu annullato per 140 mafiosi. Nell’inchiesta, finora come persone informate sui fatti, sono coinvolti Giovanni Conso, all’epoca ministro della Giustizia, e lo stesso Mancino, ministro degli Interni, e successivamente presidente del Senato e vicepresidente del Csm. Mancino, in particolare, sarebbe stato iscritto nel registro degli indagati poche settimane fa, ma già dallo scorso dicembre aveva cominciato a darsi da fare tirando in ballo il Colle.

Il Fatto ha iniziato a riportare i verbali delle intercettazioni telefoniche, in cui Mancino parla con Loris D’Ambrosio, consigliere giuridico del Quirinale, che farebbe da tramite tra l’ex ministro e Napolitano. I due si sentono il 22 dicembre, e Mancino prospetta la possibilità che Piero Grasso, procuratore nazionale antimafia, tolga l’inchiesta alla procura di Palermo per unirla a quella analoga di Caltanissetta. Il 5 marzo, Mancino torna alla carica perché preoccupato dalla possibilità di un confronto in aula con Claudio Martelli, ministro della Giustizia fino al 1992 e suo accusatore. D’Ambrosio dice di riferire le preoccupazioni al Presidente. Una settimana dopo, Mancino chiede espressamente all’interlocutore che Napolitano intervenga con Grasso, e D’Ambrosio assicura che lo sentirà l’indomani.

I due si parlano ancora diverse volte, anche per commentare la lettera che Donato Marra, segretario generale del Quirinale, ha inviato al procuratore generale presso la Cassazione per assicurarsi della coerenza delle indagini. In una di queste telefonate, D’Ambrosio consiglia a Mancino di parlare con Martelli (e concordare una versione?): una proposta imbarazzante, un incontro chiarificatore tra due testimoni che dicono cose opposte. Infatti Mancino rigetta l’ipotesi e chiede esplicitamente a D’Ambrosio un intervento del Quirinale.
E in una delle conversazioni, Mancino si lascia andare anche a uno sfogo:

Ma che razza di Paese è, se non tratta con le Brigate rosse fa morire uno statista. Tratta con la mafia e fa morire vittime innocenti . Non so… o tuteliamo lo Stato oppure tanto se qualcuno ha fatto qualcosa poteva anche dire mai io debbo avere tutte le garanzie

La notizia di oggi, infine, è che sarebbero state intercettate (ma non trascritte perché irrilevati) due telefonate tra Mancino e Napolitano, che confermerebbero l’interessamento diretto dell’inquilino del Colle a tutela del politico ex Dc. Dopo la nota sdegnata del Quirinale in cui si ribadisce che Napolitano ha operato entro i limiti delle sue prerogative, dalla politica è partita la gara di solidarietà al presidente, e anche Michele Ainis sul Corriere e Scalfari in un video-editoriale su Repubblica ha appoggiato l’operato del presidente. Le uniche voci contrarie si sono alzate dall’Idv, che ha chiesto una commissione d’inchiesta, da Beppe Grillo, e da Maurizio Gasparri che, fuori dalla linea del Pdl, ha chiesto che Napolitano “dica la verità”.

Foto | © TM News

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