Marò in India: spiragli di speranza, tre ministri indiani a lavoro per chiudere l’inchiesta

Le indagini della NIA sono sostanzialmente concluse, ma resta aperta la delicata questione dell’interrogatorio degli altri quattro marò che si trovavano insieme a Latorre e Girone.

Sono tre i ministri indiani – Esteri, Interni e Giustizia – al lavoro in queste ore con la polizia investigativa indiana (Nia) per trovare il modo di chiudere l’inchiesta che coinvolge ormai da troppo tempo i due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, accusati di aver ucciso due marinai indiani al largo della costa del Kerala.

Proprio per questo motivo l’inviato del governo italiano Staffan de Mistura ha deciso di restare a New Delhi e monitorare di persona il susseguirsi degli eventi:

Di fronte a questa situazione in movimento ho deciso di rinviare la mia partenza da Delhi. Ho intenzione di restare fino a quando le autorità indiane non risolveranno il problema.

La sua presenza ha evidentemente sortito gli effetti sperati e qualcosa comincia finalmente a muoversi. Il pressing, quindi, continua:

Al momento, grazie anche alla nostra azione vedo degli spiragli positivi e quindi ho deciso di restare perche’ sia costante la pressione volta al reperimento di una soluzione che permetta di andare avanti.

Qual è il problema? De Mistura ha spiegato che le indagini della National Investigation Agency sono sostanzialmente concluse, ma resta aperta la delicata questione dell’interrogatorio degli altri quattro marò che si trovavano a bordo dell’Enrica Lexie insieme a Latorre e Girone.

Le autorità indiane vorrebbero interrogarli sul posto, ma l’Italia continua a opporsi fermamente, alimentando così questo ritardo nell’avvio del processo:

La nostra posizione è chiara: i quattro sono a disposizione ma non verranno in India. Per cui la Nia deve essere autorizzata a procedere in un altro modo per raccogliere le loro dichiarazioni.

Il pressing italiano prosegue e le speranze di rivedere i due marò in Italia per Natale non si affievoliscono.