Tav. Altri 200 soldati e un nuovo prefetto. Ma le nuove Br scrivono ai manifestanti

Il governo garantisce il proseguimento dell’opera, i brigatisti invitano i No-Tav ad agire

di guido

Linea dura del governo per garantire il procedere dei lavori nei cantieri della Val di Susa. “Lo Stato fa lo Stato, la Tav si farà”, ha dichiarato Angelino Alfano, aggiungendo che “delinquenti e bombaroli” si devono rassegnare. Oggi infatti il Viminale ha deciso l’invio di 200 militari a presidiare il cantiere Tav della Val di Susa, in un momento di forte tensione per le proteste dei NoTav, a pochi giorni dall’avvio dei lavori per scavare il tunnel. Nella stessa giornata, è stata annunciata dal ministro la nomina del nuovo prefetto di Torino: la scelta è caduta su Paola Basilone, ex vicecapo della Polizia (la prima donna a occupare quel ruolo), che in passato si è occupata della Tav Roma-Napoli e delle infiltrazioni mafiose.

Una scelta che sembra voler assicurare l’impegno dello Stato nel proseguimento dell’opera, ma che intende anche rassicurare sul possibile coinvolgimento della criminalità organizzata nei cantieri: nei giorni scorsi il M5S aveva denunciato al procuratore Caselli la possibilità di infiltrazioni mafiose.

La decisione del governo di inviare un contingente militare è stata accolta dalle proteste del M5S:

È una scelta insensata, un uso anomalo delle nostre Forze armate che se rassicura i signori delle tangenti da un lato rischia di esasperare gli animi dei cittadini dall’altro. Tra i compiti delle Forze Armate non c’è quello di arginare il dissenso e le manifestazioni popolari contro una inutile grande opera che devasta l’ambiente. Mettere i militari contro i cittadini è un fatto gravissimo. La Val di Susa non è l’Afghanistan

si legge in una nota dei deputati grillini della Commissione Difesa di Montecitorio.

Intanto però è spuntato in rete un documento firmato da Alfredo Davanzo e Vincenzo Sisi, membri delle “nuove Br” e attualmente in carcere. I neobrigatisti si rivolgono direttamente ai manifestanti NoTav chiedendo loro di “fare un passo avanti” nella lotta armata.

Il movimento No Tav deve compiere un altro salto in avanti, politico organizzativo, assumendone anche le conseguenze, o arretrare

Si legge nel documento, in cui vengono evidenziate delle affinità tra i manifestanti sotto processo a Torino e i brigatisti “prigionieri rivoluzionari”.

Ultime notizie su NO-Tav

Tutto su NO-Tav →