Napolitano: no al conflitto tra politica e giustizia

Il Capo dello Stato tira le orecchie a politici e magistrati

di guido

Ci si era stupiti del mancato intervento del Presidente Napolitano dopo il videomessaggio di Berlusconi, in cui l’ex premier sparava a zero contro la magistratura. Evidentemente il capo dello Stato aspettava la giusta circostanza per rispondere, e quale occasione migliore del convegno organizzato alla Luiss per ricordare Loris D’Ambrosio, il consigliere giuridico del Quirinale scomparso lo scorso anno? E proprio durante l’intervento alla commemorazione, Napolitano ha invitato a fermare il conflitto tra toghe e politica.

Non c’è nulla di più impegnativo e delicato che amministrare giustizia, garantire quella rigorosa osservanza delle legge, quel severo controllo di legalità, che rappresentano un imperativo assoluto per la salute della Repubblica.

E ciononostante

l’inequivoco rispetto per la magistratura che ne è investita, sono stati e sono spesso travolti nella spirale di contrapposizioni tra politica e giustizia che da troppi anni imperversa in Italia.

E se da un lato Napolitano chiede che si fermino gli insulti della politica alla magistratura, dall’altro c’è una discreta tirata d’orecchie alle toghe, a cui Napolitano ricorda la necessità di operare secondo modelli di comportamento impeccabili.

I magistrati abbiano un’attitudine meno difensiva e più propositiva rispetto al discorso sulle riforme di cui la giustizia ha indubbio bisogno da tempo e che sono pienamente collocabili nel quadro dei principi della costituzione repubblicana

Ha spiegato, evidenziando una certa rigidità dei settori della magistratura di fronte alle ipotesi di riforma della giustizia. Ma poi il Capo dello Stato ha parlato anche di “modelli di comportamento” improntati ai principi di “equilibrio, sobrietà, riserbo, assoluta imparzialità e senso della misura e del limite”. Insomma, un riferimento neanche troppo velato alle circostante in cui i magistrati si sono prestati a polemiche. Impossibile non pensare alle polemiche sul giudice Esposito dopo l’intervista al Mattino, ma è possibile che sia anche un riferimento ai magistrati che danno l’idea di combattere battaglie politiche, o che entrano in politica.