Pd, oggi l’Assemblea nazionale sul Congresso. Berlusconi convitato di pietra?

Dopo il videomessaggio di Berlusconi, vera e propria dichiarazione di guerra contro lo stato di diritto e contro la sinistra, il Pd si trova in mano una bomba ad orologeria capace di farlo saltare sul piano dell’unità interna e su quello elettorale.

Il nodo non è tanto quello sollevato dai vari Barca, Civati, Puppato, Serracchiani, Bettini & C sul tesseramento che non va, che comunque è la spia dell’immobilismo di un partito con una dirigenza autoreferenziale e rissosa, dedita solo a preservare se stessa.

Il Partito Democratico si ritrova sul capo, ben più di un macigno, una valanga, il “nodo” Berlusconi, che va ben al di là della singola persona e del cosiddetto berlusconismo, ma che attiene alla identità del partito, al suo rapporto con le alleanze politiche e sociali, ai suoi concetti basilari sullo Stato, la democrazia, la giustizia, la società attuale, il presente e il futuro dell’Italia e del mondo. Di fronte a questi interrogativi e a questi nodi mai sciolti e che presto presenteranno il conto, il Pd oggi riunito a Roma nella sua inutile e pomposa Assemblea nazionale eletta con il peggior manuale Cencelli, consuma il solito rito del bla bla, formalmente tutti d’accordo sul nulla, qualche mugugno, una barca piena di falle che si allontana dal porto senza nocchiero avventurandosi verso il mare sempre più cupo.

Se l’arringa televisiva – un carico da 90 che apre una rovinosa campagna elettorale – di Silvio Berlusconi è giusta, il Pd deve difendere il Cavaliere perseguitato; se è solo fuffa, come rimanere alleati di governo con uno così, vessillifero di concetti e appelli “eversivi”?

Altro che discussioni inutili sulle inutili regole delle inutili primarie anticipatrici di un inutile congresso! Il Pd rischia ancora di accartocciarsi su se stesso, incapace di sentire ciò che sente e ciò che vuole il Paese reale!

Epifani si arrampica sugli specchi,, Renzi mima il mini Cav, Civati parla di “sfida della sinistra, un New Deal per l’Italia: voglio un Pd che ritrovi pezzi della società che ha trascurato”. Non ai pezzi e alle frange si deve rivolgere un partito a vocazione maggioritaria, ma all’Italia tutta. Così faceva la Dc e così faceva (anche) il Pci.

Il Partito democratico pare di nuovo imboccare il vicolo cieco, non quella che porta alla sfida aperta capace di dare un forte, fortissimo segnale a tutti gli italiani ancora convinti che l’Italia ce la può fare. Ma Letta e il suo governo hanno già un piede nella fossa.