Caffarella: botte per far confessare uno dei due romeni. La polizia romena rigetta le accuse

UPDATE! h.18.30Dietro front. I romeni saranno trattenuti per altri reati. UPDATE! h.18.00I romeni sono stati scarcerati. Non sono stati loro, ma qualcuno che gli somiglia secondo l’avvocato difensore dei romeni accusati di violenza sessuale al parco della Caffarella. Secondo il pubblico ministero invece nessuna analisi del Dna può scagionare i due, perché c’è una confessione,

UPDATE! h.18.30
Dietro front. I romeni saranno trattenuti per altri reati.

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I romeni sono stati scarcerati.

Non sono stati loro, ma qualcuno che gli somiglia secondo l'avvocato difensore dei romeni accusati di violenza sessuale al parco della Caffarella. Secondo il pubblico ministero invece nessuna analisi del Dna può scagionare i due, perché c'è una confessione, anche se poi è stata ritrattata.

Ma soprattutto c'è la testimonianza di un medico che stava facendo jogging al parco della Caffarella e li avrebbe visti. Quindi anche se non hanno compiuto lo stupro erano sul "luogo del delitto". Per cui è stata chiesta la conferma del carcere.

Una vicenda tormentata quella dello stupro della Caffarella che per ora si conclude così: se non sono stati loro, hanno assistito al fatto o hanno fatto da palo (foto IlMattino).

Il Corriere però segnala il racconto di Alexandru, uno dei due arrestati, che da quando è stato riconosciuto "senza alcun dubbio" dalle foto segnaletiche ha prima confessato lo stupro, e poi ha ritrattato. Ma ci sono molte altre cose che non coincidono.

Prima di tutto in fase di riconoscimento è stato identificato un terzo romeno, Ciprian Cioschi, a cui mancano tre dita alla mano destra: sarebbe però tornato in patria tra il 10 e il 12 febbraio, quindi due giorni prima dello stupro.

Secondo: il test del Dna scagionerebbe i due romeni. E questa conclusione blocca la magistratura non si sa per quale ragione. Alcuni particolari della violenza non coinciderebbero nemmeno con la testimonianza dei due ragazzi.

Terzo: Alexandru ha raccontato che la sua confessione arriva dalle botte della polizia

"Mi hanno picchiato, mi hanno tirato dai capelli giù… Mi hanno buttato per terra, mi hanno dato calci, mi hanno tirato la giacca in testa e… mi hanno menato. Quando sono stato solo con loro tre o quattro persone (…) mi hanno fatto sedere a una sedia e ha iniziato a picchiarmi; prima ha parlato bene, ha detto: "Così tu hai fatto", ho detto: "Non le ho fatte io queste cose, che non faccio", e ha iniziato a menarmi: "No, tu l’hai fatto, noi abbiamo tutte le prove", ha detto loro hanno tutte le prove, le impronte, il Dna… E mi ha detto che mi ha riconosciuto dalla foto. Sì, va bè, le foto, ogni tanto ci sono uomini che somigliano uno all’altro, no?!

I poliziotti lo avrebbero picchiato fino a fargli confessare i dettagli esatti della violenza, partendo dai vestiti della ragazza. L'interprete ha spiegato che

"gli hanno chiesto come era vestita la ragazza, lui si è buttato e ha detto jeans, quelli hanno detto "non è vero jeans" e l’hanno menato; poi ha detto gonna corta, anche quello non è andato bene. Insomma, dice che finché non diceva la cosa giusta, perché loro sapevano quello che è giusto, questo dice lui, e finché non diceva così lo menavano"

La polizia invece rigetta tutte le accuse.

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