Dall’inferno in Tibet all’ondata di sangue in Irlanda: nel mondo ancora protagonista la violenza

Sale la tensione nel mondo. Non solo per la crisi economica, la più grave dopo il ’29, ma anche per i fatti di cronaca estera. La pace è in bilico sia in Tibet che in Irlanda. Andiamo con ordine. Proprio cinquant’anni fa, il 10 marzo del 1959, iniziò in Tibet la pacifica rivolta nei confronti

Sale la tensione nel mondo. Non solo per la crisi economica, la più grave dopo il '29, ma anche per i fatti di cronaca estera. La pace è in bilico sia in Tibet che in Irlanda.

Andiamo con ordine. Proprio cinquant'anni fa, il 10 marzo del 1959, iniziò in Tibet la pacifica rivolta nei confronti della repressione cinese, che comportò la fuga in India del leader tibetano, il Dalai Lama. Una situazione, mai risolta. Tant'è che, un anno fa, ricominciarono i tormentati moti che poi esplosero nelle sanguinose proteste del 14 marzo, che misero a ferro e fuoco il paese, minacciando anche lo svolgimento delle Olimpiadi

Cinquant'anni di sofferenze, cinquant'anni senza libertà. Alcuna. Già perchè ancora oggi il livello di repressione è molto alto. Solo nell'ultimo anno sono stati 220 i morti, senza contare quelli degli attentati dello scorso settembre. Il mondo, anche quello del web, è solidale. Soprattutto oggi. Quando la tensione tra governo cinese e Tibet si fa nuovamente palpabile.

Il Dalai Lama, nel corso di un discorso dalla sua sede di Dharamsala, in India, in occasione dell'anniversario della rivolta anti-cinese ha detto: "Noi, i tibetani siamo alla ricerca di una autonomia legittima e significativa che ci permetta di vivere nel quadro della Repubblica popolare della Cina. Io non ho alcun dubbio: la giustizia prevarrà riguardo alla causa tibetana". Da Pechino, immediata la smentita di un portavoce del ministero degli esteri, che ha affermato che le accuse si basano su "voci" e non sono state dimostrate.

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Nel frattempo torna a scorrere sangue nell'Irlanda del Nord. E' di oggi la notizia di una terza vittima: un agente di polizia è stato ucciso, mentre si trovava in pattuglia, da colpi di arma da fuoco nella contea di Armagh. Il fatto accade a due giorni dall'attacco della "Real Ira".

L'azione, scrive Corriere, è stata rivendicata da un gruppo di dissidenti dell'Ira, la Cira (Continuity Irish Republican Army), l'unica organizzazione repubblicana nordirlandese che non ha mai dichiarato un cessate il fuoco.