Campania: in manette consigliere regionale

Roberto Conte, ex assessore e ora consigliere regionale della Margherita ma eletto nei Verdi e già precedentemente indagato per camorra è ora agli arresti domiciliari con accusa di corruzione nell’ambito di una recente inchiesta su alcuni appalti pubblici. Il meccanismo sembrerebbe quello a cui siamo ormai “abituati” purtroppo da decenni: un politico locale riesce a

di elvezio

Roberto Conte, ex assessore e ora consigliere regionale della Margherita ma eletto nei Verdi e già precedentemente indagato per camorra è ora agli arresti domiciliari con accusa di corruzione nell’ambito di una recente inchiesta su alcuni appalti pubblici.

Il meccanismo sembrerebbe quello a cui siamo ormai “abituati” purtroppo da decenni: un politico locale riesce a salire al potere anche grazie alla collaborazione con qualche boss della malavita (in questo caso il clan Misso che ha aiutato Conte) e passa poi ad accumulare mazzette per favorire determinate ditte nelle varie gare d’appalto. E invece questo caso propone una “mutazione” che comincia a diventare sempre più importante e rischia di affermarsi come il nuovo fronte della corruzione. Perché limitarsi a intascare qualche misera mazzetta quando si può invece, con prestanomi occulti e qualche socio imprenditore, fondare da vera e propria società immobiliare e farle poi vincere gli appalti in questione, quali essi siano?

In questo caso il guadagno diventa assai maggiore di una semplice bustarella in quanto si mettono le mani direttamente sull’intera cifra dell’appalto pilotato. Pratica in atto da tempo ma sempre più in vista. In questo caso, se ci si riflette un secondo, la vergogna è ancora maggiore in quanto a essere implicato è proprio un “Verde”, il tipo di politico che più di tutti dovrebbe essere sensibile alla gestione del territorio e degli immobili. Insieme a Conte finiscono in manette altri cinque personaggi di spicco, imprenditori e professionisti, tutti legati al clan Misso e coinvolti in un giro di appalti truccati che fruttava circa mezzo milione di euro all’anno.

Fonte: Il Messaggero

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