Berlusconi, colpo in canna e dito sul grilletto

Il messaggio lanciato in tv da Silvio Berlusconi delinea chiaramente lo scenario che ci aspetta, un Paese in ostaggio di una sola persona e di un solo partito, fino alle prossime elezioni che non tarderanno ad arrivare.

Il Cavaliere esce (perché costretto) dal Palazzo per tornare in campo aperto preparandosi ad affrontare l’ultima battaglia, verosimilmente il replay aggiornato di Little Big Horn nel Montana del 25 giugno 1876, l’ultima carica del generale Custer, la disfatta.

La dichiarazione televisiva della propria innocenza, la stroncatura dei giudici comunisti, la crociata contro la sinistra dell’odio, la promessa di fare politica anche fuori dal Parlamento un primo risultato l’ha raggiunto: quello di spaccare il Paese in due, quello di dividere gli italiani pro e contro Berlusconi. Paradossalmente le sentenze di condanna della Cassazione sono annullate dal contrattacco di Berlusconi, il quale ha messo negli italiani il tarlo più subdolo e pericoloso, quello del dubbio.

Si rischia davvero di dover prendere atto che 20 anni sono passati invano e di aprire una nuova stagione ancor più lacerante e nefasta della precedente. Il durissimo attacco (al limite dell’eversione) ai giudici e alle istituzioni chiude ogni via verso la richiesta di grazia al Colle perché Berlusconi si è rifiutato di accettare la ritirata lanciando a una vera e propria dichiarazione di guerra.

Can che abbaia non morde? Difficile dirlo, con uno come il “Ghe pensi mi”, pur azzoppato e intristito. Il buon Epifani si difende come può e pare accusare il colpo quando commenta a caldo: “Toni da guerra fredda, ipoteca pesante sul governo”. Da sempre, non conta discutere su ciò che dice il “nemico” ma conta come ti prepari a contrastarlo e a cercare di vincere una durissima battaglia. Perché battaglia (politica ed elettorale) sarà, con in campo tutti gli alibi (e non) alibi arruolati, salmeria comprese.

Letta e il suo governo già vivevano alla giornata: come potrà adesso procedere, fare almeno il minimo indispensabile per tenere a galla il Paese? Pdl e Pd coglieranno ogni occasione per incolparsi l’un l’altro del ko delle larghe intese facendo saltare il governo alla prima occasione utile.

La destra italiana ha una occasione storica che difficilmente coglierà, potrebbe staccarsi da Berlusconi, lasciandolo al proprio destino, solo con un manipolo di fedelissimi nostalgici, dando vita a un nuovo progetto politico moderato, democratico, liberale, riformista. Ma non pare essere questo il tempo di nuovi grandi uomini e di nuovi grandi progetti. Per cui sarà Berlusconi a guidare Forza Italia bis, a capo dell’Italia che non vuole la sinistra, nel tentativo di fare cappotto (col Porcellum) e rivoltare l’Italia come un calzino, a sua immagine e somiglianza.

Gode Grillo che può giocare sullo scontro fra Pdl e Pd, guadagnando ancora consensi fra elettori sempre più delusi e sempre più indiavolati. Si perde invece il Pd, tramortito e disorientato dalla dichiarazione del Cav, come si aspettasse altro.

Il Pd vive chiuso nel suo mondo, un orticello mal curato, cui presto mancherà acqua anche per tener verdi gli ultimi fili d’erba. E’ l’ora di uno scatto d’orgoglio, di prendere in mano il pallino, del governo e del Paese. Va bene anche Renzi, pur che ci si muova. Bene e in gran fretta.