Appello al gruppo I NOMADI da parte di Giovanni Falcone, padre di Angelo, giovane italiano detenuto in India per presunti problemi di droga

Angelo Falcone è detenuto da due anni all’estero per presunta detenzione di droga. Pubblichiamo oggi, su segnalazione di Franca Corradini, il testo integrale della lettera che il padre di Angelo Giovanni Falcone ha inviato al gruppo de I Nomadi, per cercare aiuto. Sono Falcone Giovanni, il papà di Angelo in carcere in India ingiustamente dal

Angelo Falcone è detenuto da due anni all'estero per presunta detenzione di droga. Pubblichiamo oggi, su segnalazione di Franca Corradini, il testo integrale della lettera che il padre di Angelo Giovanni Falcone ha inviato al gruppo de I Nomadi, per cercare aiuto.

Sono Falcone Giovanni, il papà di Angelo in carcere in India ingiustamente dal 9 marzo 2007, allora 27enne, costretto a vivere in condizioni disumane, una situazione assurda. Lui era in India per turismo, il primo viaggio della sua vita, incensurato. Era alloggiato insieme ad un altro amico italiano anche lui arrestato in una casa privata, pochi euro al giorno per pensione completa. Da una loro denuncia fatta pervenire all'Ambasciata d'Italia a New Delhi non senza problemi, risulta che la polizia è intervenuta nell'abitazione la sera verso le ore 22,00 dove ha fatto irruzione sottoponendo tutti a perquisizione personale e degli effetti personali senza rinvenire nulla, poi Angelo e l'amico italiano vengono chiusi in una stanza per circa 2 ore trascorso il quale vengono portati in centrale insieme al padrone di casa e un altro indiano presente.

Qui inizia l'odissea, trattenuti per circa 24 ore, con modi coercitivi, senza l'avvocato e interprete e nonostante che Angelo chieda più volte di telefonare all'Ambasciata per avvisarli dell'accaduto (come suo diritto) gli viene negato anzi il poliziotto con fermezza gli dice che non faranno nulla fino a che non firmeranno una dichiarazione in lingua Indi, a loro sconosciuta, preparata in precedenza dalla sola polizia.

Dopo qualche ora, sfiniti decidono di firmare non prima di sapere cosa fosse scritto nel documento e il poliziotto per tranquillizzarli (incastrali) gli dice che in essa sono riportati i fatti come avvenuti e Firmano. Ma dopo qualche giorno capiscono di aver firmato la loro condanna per il fatto che nel documento la polizia aveva riportato di averli fermati in auto a tarda notte, loro due e i due indiano, diretti all'aeroporto di Delhi, peraltro distante circa 650 km, in una località isolata e che all'interno dell'auto erano stati rinvenuti 18 kg di charas (haschisc, quotata nel 2004 in 20.000€ al kg).

E' da allora che porto avanti questa battaglia di Giustizia, lotta impari, dato che le Autorità Istituzionali Italiani non mi aiutano. Angelo e l'amico dall'arresto, in carcere dormono per terra su una coperta, mangia solo riso e crema di lenticchie, si lava lui e gli effetti personali  in un secchio posto ad una fontana nel cortile, inverno e estate, insieme a tutti gli altri detenuti. Date queste scarse condizioni igienico-sanitarie ha contratto l'epatite virale grave, dissenteria e infezioni varie, è dimagrito tantissimo, da ultimo ha avuto seri problemi alla deambulazione dovuto a problemi seri ai menischi.

Il 22 agosto 2008 sono stati condannati a 10 anni duro carcere e 100.000 rupie multa che se non pagate saranno altri 2 anni carcere. Trasferiti in altro penitenziario per pene definitivi molto più grande e con restrizioni ferree. Infatti dal giorno della condanna mi sono state concesse solo  3-4 telefonate a titolo di cortesia tra settembre e ottobre, per cui sono mesi che non lo sentiamo. Ma questo non viene consentito neanche ai funzionari dell'Ambasciata, violazioni penali Internazionali gravissime, violazioni che vengono perpetrate giorno per giorno, Convenzioni e Leggi Internazionali varie eppure nessuno delle nostre Istituzioni trova nulla da ridire nelle Sedi Opportune, come ad esempio si sta facendo verso il Brasile per il caso Battisti e altri prima, siamo praticamente abbandonati.

Come Angelo sono circa 3000 i cittadini Italiani detenuti nel mondo a vario titolo e tanti sono reo confessi, ma tanti come Angelo continuano a gridare la loro innocenza inascoltati, ma anche noi familiari in Italia siamo abbandonati e inascoltati.

Nessuno si preoccupa di garantire i nostri Diritti Civili e Umani siamo nessuno, carne da macello esseri sacrificali da immolare sull'altare dell'indifferenza e menefreghismo. Sono in contatto con altre famiglie esempio Erik detenuto in Romani, Juri condannato all'ergastolo in Indonesia, Kassim Britel in Marocco, Ivano anche lui in India insieme ad altri, Carlo in America, Giuseppe e altri 4 in Brasile a pene durissime ma tanti e tanti ancora.

Vi prego di aiutarmi ad aiutarli, a farli rivivere ed avere Giustizia.

Tutta la storia sul mio blog oppure su Facebook il gruppo "Applicazione dei diritti internazionali ai detenuti italiani all'estero".

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