La strage di Bologna fu di matrice palestinese

Che lo si ami o detesti Francesco Cossiga è una fonte infinita di aneddoti e teorie spesso assai controverse, e si può star certi che non rilascerà mai un’intervista noiosa. E’ questo il caso della chiacchierata fatta col giornalista del Corriere Aldo Cazzullo in occasione dei suoi 80 anni, nella quale ha colto l’occasione per

di luca17

Che lo si ami o detesti Francesco Cossiga è una fonte infinita di aneddoti e teorie spesso assai controverse, e si può star certi che non rilascerà mai un’intervista noiosa. E’ questo il caso della chiacchierata fatta col giornalista del Corriere Aldo Cazzullo in occasione dei suoi 80 anni, nella quale ha colto l’occasione per ripercorrere buona parte della storia italiana dell’ultimo trentennio.

Nel bene e nel male Cossiga rappresenta con Andreotti una sorta di coscienza storica della Prima Repubblica, e un po’ ci marcia, ma certo non possono passare sotto silenzio alcune verità rivoluzionarie pronunciate dopo tutto questo tempo dal senatore a vita. La più incredibile è probabilmente l’assoluzione per i terroristi di estrema destra Valeria Mambro e Giusva Fioravanti per la strage di Bologna, che secondo l’allora Ministro fu un errore della “resistenza” palestinese, che dal Lodo Moro aveva ottenuto il tacito permesso di spadroneggiare in territorio italiano a patto di non compiere attività anti-nazionali (?!) I palestinesi fecero dunque esplodere un paio di valigie di esplosivo in stazione, ma nella rossa Bologna non si sarebbe mai ammessa una simile possibilità e si preferì addossare tutta la responsabilità alla matrice fascista.

Riguardo all’omicidio Moro, Cossiga esclude invece categoricamente che sia stato ucciso per un disegno internazionale di cui le Br erano semplici esecutori. Si tratta, secondo lo statista, di “dietrologia fantasy”. Vero invece che lui e Andreotti condannarono a morte Moro nell’interesse supremo dello Stato, rappresentato da una Dc che non aveva alcuna connessione con le cosiddette stragi di stato, al contrario del Pci che collegamenti con l’eversione di sinistra ne aveva eccome.

Nella foto: manifesto propagandistico del 1977

Una volta ridimensionato il proprio ruolo in Gladio, l’organizzazione paramilitare i cui padri secondo Cossiga andavano ricercati tra gli altri in Moro, Taviani e il generale De Lorenzo; l’ex-Presidente del Consiglio vede lo zampino della Cia nello scandalo Tangentopoli, ordito (o per meglio dire appoggiato) anche per far fuori i filopalestinesi Craxi e Andreotti. A Di Pietro riserva solo una sprezzante battuta sul famoso prestito di 100 milioni restituito dall’attuale capo dell’Idv in una scatola di scarpe.

E il presente? Francamente meno interessante. Bene D’Alema, benino Berlusconi, male Veltroni… tutto abbastanza scontato. Cossiga è così, prendere o lasciare.