TAV: M5S da Caselli per esprimere preoccupazione su infiltrazioni mafiose nei lavori

Oggi deputati e senatori del Movimento 5 stelle a colloquio con Caselli per esprimere perplessità sull’accordo italo-francese riguardante la Tav. Tale patto esclude una normativa antimafia

Questa mattina, i senatori Marco Scibona e Alberto Airola insieme ai deputati Laura Castelli e Ivan Della Valle, del Movimento 5 stelle, hanno deciso di presentare le loro istanze a Gian Carlo Caselli. Oggetto dell’incontro, tra il procuratore capo di Torino e i grillini, è stato la ratifica dell’accordo italo-francese sulla Tav, siglato a Roma il 30 gennaio 2012.

I parlamentari non ritengono che l’accordo abbia l’efficacia necessaria per preservare i lavori dell’alta velocità da possibili infiltrazioni mafiose, perché prevede l’assegnazione di appalti e subappalti secondo i dettami della legge francese. Questa è priva di normativa antimafia e, secondo i Cinque stelle, l’Italia non può permettersi di abbassare la guardia rispetto alla realizzazione di un progetto di così vasta portata.

Per i No Tav il rischio di infiltrazioni mafiose è reale. Il caso della Pato Perforazioni di Rovigo è paradigmatico in questo senso. La società si occupa della realizzazione di pozzi artesiani ed aveva ottenuto un subappalto da Venaus Società Consortile. Il prefetto di Rovigo le aveva impedito di continuare a lavorare nel cantiere perché diventata oggetto di un’informativa antimafia. A luglio, però, il Tar di Salerno ha annullato la decisione della prefettura, ridandole la possibilità di ricominciare a lavorare.

Dopo lo sfogo di Alberto Perino, leader del movimento No Tav, che, nei giorni scorsi, aveva denunciato l’accanimento mediatico nei confronti del movimento valsusino, i Cinque stelle hanno deciso di agire. Il movimento di Grillo si è sempre dichiarato contrario alla Tav e ha cercato sempre di marcare una presenza sul territorio per far sentire la propria vicinanza alla popolazione locale. L’iniziativa odierna ha senz’altro il compito di riaprire un “dialogo istituzionale” e di spostare il dibattito dalla “criminalizzazione dei No Tav” alle molte ombre che avvolgono i lavori sull’alta velocità. Ricordiamo, a tale proposito, che in passato Italcoge, azienda impegnata nel cantiere, aveva assunto Bruno Iaria, boss della locale di ‘ndrangheta a Cuorgné.

I grillini si sono detti soddisfatti dell’incontro di oggi con Caselli, e all’uscita hanno dichiarato a Il Fatto Quotidiano:

Abbiamo chiesto al dottor Caselli, che nel passato si è già occupato del vergognoso rapporto tra mafia e politica, di esprimersi contro una inammissibile e pericolosissima disapplicazione del codice antimafia. Siamo fiduciosi che il procuratore a breve farà sentire la sua autorevole voce affinché venga impedito di sottrarre alle leggi antimafia una parte del territorio italiano e, cosa più importante, la più grande opera pubblica mai progettata nel nostro Paese

Secondo il Senatore Scibona, che ha partecipato all’incontro, Caselli ha promesso di analizzare attentamente il testo presentato dai parlamentari. C’è da augurarsi che anche il governo faccia la sua parte dopo l’allarme lanciato dai Cinque stelle. Non si possono certo sottovalutare possibili infiltrazioni mafiose nei lavori della Tav, anche alla luce delle osservazioni presentate dalla Direzione Nazionale Antimafia nel 2011: “In Piemonte la ‘ndrangheta ha una sua consolidata roccaforte, che è seconda, dopo la Calabria, solo alla Lombardia”. Così come non si può sorvolare sulla sentenza n. 362 del 2009 della Corte di Cassazione che ha riconosciuto definitivamente “un’emanazione della ‘ndrangheta nel territorio della Val di Susa e del Comune di Bardonecchia”.

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