Siria, impennata crimini ribelli. Il rapporto Onu: “Usate armi chimiche”

Francia, Gb e Usa, auspicano una risoluzione del Consiglio di sicurezza Onu entro la settimana. L’Onu: “usate armi chimiche a Damasco”


Il rapporto dell’ONU

Ecco il rapporto degli ispettori Onu sull’uso di armi chimiche in Siria. Gli ispettori si riferiscono a 14 differenti episodi di attacchi chimici.

Ad una rapida lettura il rapporto, anche se non esplicitamente, ci consegna un quadro interessante ed approfondito sugli attacchi chimici in Siria: riferendosi alla composizione chimica del sarin contenuto nei missili (con stampigliature in cirillico) il rapporto scrive, al punto 24, che questo era stato “stabilizzato” con altri elementi. Un’operazione che viene effettuata per rendere meno instabile, e meno pericoloso per chi lancia, lo stesso gas: un’elemento che dimostra come a sferrare l’attacco siano state mani esperte.

Altrettanto chiaro è, riferendosi all’attacco su Ghouta, il luogo di lancio dei missili contenenti gas sarin: sarebbero stati lanciati, stando al rapporto, da postazioni dell’esercito siriano e non da postazioni ribelli. Nessuna “bombola” fornita ai ribelli dai sauditi (come spesso si legge sui media) viene citata nel rapporto, mentre si afferma chiaramente, riferendosi all’attacco a Zamalka, che i razzi sono stati lanciati da nord-ovest, in un luogo dove c’è base della Guardia repubblicana del Presidente Bashar al-Assad.

Il termine chiave utilizzato da Ban Ki Moon è “inequivocabile”: il gas lanciato con razzi, l’attacco sui civili, le postazioni di lancio degli stessi razzi, gli effetti del gas sulla stessa popolazione (nel rapporto vengono riportate numerose testimonianze). I razzi utilizzati per lanciare il gas non sono, almeno ufficialmente, nelle dotazioni dei ribelli e risultano essere una dotazione dell’esercito di Assad.

La riunione del Consiglio di Sicurezza

Sono in questo momento riuniti a porte chiuse i membri del Consiglio di Sicurezza Onu: il segretario generale Ban Ki Moon sta illustrando il rapporto degli ispettori sull’uso di armi chimiche durante la guerra civile che, come vi abbiamo anticipato qualche ora fa, descrive l’uso di gas sarin nell’attacco ai civili di Ghouta del 21 agosto scorso.

Secondo la Cnn, che anticipa altri stralci del rapporto, sarebbero stati usati circa 350 litri di sarin proprio in quell’attacco: alcuni missili, riferisce la tv americana, riporterebbero scritte in cirillico (per quanto questo possa avere un valore: il traffico internazionale di armi non è un crimine, se effettuato nella legalità, e le armi di fabbricazione italiana già presenti in Siria e in altre zone critiche del mondo sono lì a dimostrarlo).

Il segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon ha detto che il Consiglio deve prevedere sanzioni se Damasco non rispetterà il piano di smantellamento delle armi chimiche.

Secondo le anticipazioni stampa, tutte da verificare, altri “segni di colpevolezza” sarebbero dimostrati dalla traiettoria dei missili usati per l’attacco chimico: un “segno di colpevolezza” questo già utilizzato in passato dall’Onu per spiegare la strage nel mercato di Markale, a Sarajevo, del 5 febbraio 1994: i colpi di mortaio su quel mercato rionale, che costarono la vita a 37 persone, furono la giustificazione dell’attacco della NATO successivo, avallato dalle Nazioni Unite.

Mosca sarebbe pronta a partecipare alle spese per lo smantellamento dell’arsenale chimico, ma non nel proprio territorio.

Siria, impennata crimini ribelli

Secondo la Commissione d’inchiesta Onu sulla Siria si starebbe verificando, da qualche mese a questa parte, un aumento significativo dei crimini di guerra commessi dai ribelli nel corso della conflitto: ribelli jihadisti e combattenti stranieri che misurerebbero la loro forza e la loro rabbia con crimini efferati a danno delle popolazioni intrappolate nella guerra civile.

Sergio Pinheiro, presidente della Commissione, ha dichiarato questa mattina:

“In tutta la Siria settentrionale c’è stata una intensificazione dei crimini e degli abusi compiuti dai gruppi armati di estremisti anti-governativi, insieme ai miliziani stranieri ribelli. […] si sono formate intere brigate composte da combattenti entrati in Siria, con al-Muhajireeen tra i più attivi.”

Le Brigate al-Muhajireen citate da Pinheiro (Jaish al-Muhajireen wal-Ansar) sono un gruppo jihadista di recente formazione (estate 2012), formato da un migliaio di combattenti e legato a doppio filo con lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante, le brigate di Al-Quaeda in Iraq.

Il vertice trilaterale di Parigi

Mentre il mondo attende con trepidazione il rapporto degli ispettori delle Nazioni Unite inviati in Siria per certificare se sia stato fatto o meno uso di armi chimiche nel corso della guerra civile (il rapporto non mira a affibbiare responsabilità ma solo a certificare eventuali violazioni del diritto internazionale), a Parigi si tiene un vertice tra Francia, Stati Uniti e Gran Bretagna per coordinarsi sugli sviluppi internazionali della crisi siriana.

Da Damasco il ministro dell’informazione siriano Omrane al-Zohbi ha invece dichiarato:

“Accettiamo il piano russo per sbarazzarci delle nostre armi chimiche: abbiamo già iniziato a preparare la lista. Non perdiamo tempo.”

Il rapporto Onu: “Usate armi chimiche”

Il rapporto, secondo alcune anticipazioni che vi diamo in esclusiva assoluta, certifica in maniera inequivocabile l’uso di armi chimiche (gas sarin) a Damasco il 21 agosto scorso, il casus belli della crisi internazionale siriana.

Il rapporto verrà presentato in via ufficiale alle 17:15 (ora italiana) ma l’anticipazione (prevedibile per chi osserva i fatti siriani da tempo) fa raggelare il sangue. Per questo, in una conferenza stampa tenutasi a Parigi, il Segretario di Stato americano John Kerry ha sostenuto l’importanza di tenere la barra dritta con il regime di Damasco:

“Non tollereremo misure dilatorie da parte del regime siriano.”

Secondo il giornalista Denis Fitzgerald nella relazione ci sono prove “chiare e convincenti” sull’uso di gas sarin nella zona di Ghouta, a Damasco, lanciato tramite razzi.

Francia e Gran Bretagna, amici e alleati strettissimi degli Stati Uniti, spingono per una risoluzione del Consiglio di sicurezza Onu entro la settimana, aggiungendo che il rapporto degli ispettori delle Nazioni Unite che sarà pubblicato nelle prossime ore rappresenta un’occasione favorevole per un passo avanti.

Il Presidente francese Hollande ha sottolineato:

“Gli alleati devono mantenere la linea della fermezza che ha consentito di inquadrare questo processo diplomatico e della solidarietà.”