Tav in Toscana: manette per Lorenzetti, ex presidente della Regione Umbria

A suo carico verrebbero ipotizzati i reati di corruzione, abuso d’ufficio e associazione per delinquere.

Manette per Maria Rita Lorenzetti, presidente di Italferr (la società delle Ferrovie che opera nel ramo dell’Alta Velocità) ed ex governatrice della Regione Umbria. L’indagine della procura di Firenze si riferisce ai lavori della Tav in Toscana. A suo carico verrebbero ipotizzati i reati di corruzione, abuso d’ufficio e associazione per delinquere. Maria Rita Lorenzetti ha ottenuto gli arresti domiciliari.

Oltre a lei, altre cinque persone sono ai domiciliari per la stessa inchiesta: si tratta del geologo Valter Bellomo, di Furio Saraceno (Nodavia), Valerio Lombardi (Italferr), del consulente Alessandro Coletta e di Aristodemo Busillo della Seli, la società incaricata di perforare il sottosuolo di Firenze per la fresa Monna Lisa. L’ordinanza di custodia cautelare sarebbe motivata con il rischio di reiterazione del reato. Alla presidente di Italferr è stato notificato un provvedimento di circa 500 pagine nella sua casa di Foligno.

Interdetti dalle loro rispettive attività Alfio Lombardi, Maurizio Brioni, Marco Bonistalli di Coopsette, che è la socia di maggioranza di Nodavia, Remo Grandori, di Seli, e Renato Casale, amministratore delegato di Italferr. Maria Rita Lorenzetti, 60 anni, aveva ricoperto il ruolo di presidente della Regione Umbria per due mandati (dal 2000 al 2010). L’indagine della procura fiorentina aveva portato a mettere sotto inchiesta 31 persone. A gennaio, i carabinieri del Ros avevano eseguito perquisizioni in tutta Italia, compresi casa e ufficio di Lorenzetti.

Luciano Ghirga, avvocato della donna, ha confermato la notizia manifestando sgomento per il provvedimento della Procura. L’ex governatrice, esponente del Partito Democratico, è stata alla Camera per quattro legislature. Si è sempre dichiarata innocente, sostenendo la correttezza del proprio operato. Era stata soprannominata la “zarina di D’Alema. Per gli inquirenti, Lorenzetti svolgeva “la propria attività nell’interesse e a vantaggio della controparte Novadia e Coopsette, da cui poi pretendeva favori per il marito”, metteva a disposizione “le proprie conoscenze personali, i propri legami politici e una vasta rete di contatti grazie ai quali era in grado di promettere utilità ai pubblici ufficiali avvicinati” e conseguiva “incarichi professionali in favore del marito”.