Renzi, pronto ad “asfaltare” Berlusconi. Come Occhetto nel ’94?

L’infinito tira e molla di Silvio Berlusconi e su Silvio Berlusconi lascia indifferenti gli italiani allontanandoli ancor di più dalla politica, vista e sentita come “affare altrui”.

Addirittura, nel vuoto profondissimo della politica, è il nuovo Papa Francesco ad occupare i media e ad attrarre gli italiani, e non solo per questioni religiose, ma anche politiche, dalla vicende internazionali alle faccende nostrane, economiche e sociali.

Dentro una crisi dove, al di là della ottimistica propaganda, non si vede nessuna luce in fondo al tunnel (5 miliardi di ore di cassa integrazione negli ultimi cinque anni!), fra i partiti è soprattutto il Partito Democratico a pestare l’acqua nel mortaio, con i suoi dirigenti (sottoposti compresi) impegnati solo a rimirarsi l’ombelico in vista di primarie e congresso, elezioni anticipate permettendo.

E’ una guerriglia fra “intimi” interessati a vicende di potere personale e poco più. Si interessa qualcuno di un Pd che perde in un anno il 50% (cinquanta per cento!) dei propri iscritti, riducendosi sotto la linea rosso dei 250 mila? Qui non si tratta di questioni (solo) organizzative ma di nodi politici non risolti e di leadership senza carisma e senza sostanza.

Un gruppo dirigente (si fa per dire) che, uscito sconfitto dalle ultime elezioni, ha abbandonato in massa e a tempo record l’ex segretario (ex Pci) Pier Luigi Bersani per incolonnarsi dietro il “rottamatore” Matteo Renzi, dato quale nuovo capo.

I programmi, le strategie, le alleanze? Chissenefrega! Quel che conta è fiutare l’aria che tira, applaudire il capo che verrà, mettersi in fila sperando di non perdere cadreghe e strapuntini, al centro come in periferia. Solo l’antiberlusconismo lega ancora la base ai vertici. Tutto il resto è tenuto insieme con lo sputo.

Ora – si dice – scomparsi dal Pd i comunisti – il partito è di proprietà degli ex diccì, come dimostrano Letta premier e Renzi futuro leader, cui D’Alema (e Bersani) contrappone per onor di firma (e di potere) il buon incolore Gianni Cuperlo, in ritardo con quel che accade in Italia e con quel che è diventato il Pd.

Ora, che (anche gli ex picì) si meritano Renzi segretario, non ci sono più dubbi. Ma dove li porterà il sindaco (assente) di Firenze, il quale per farsi coraggio e dare coraggio ai suoi promette che alle prossime elezioni il Pd-centro sinistra da lui diretto “asfalterà ciò che resta di Berlusconi e del berlusconismo”? Non è la stessa baldanzosa autolesionista sicurezza dell’Occhetto 1994 con la “gioiosa macchina da guerra” ? E l’antico adagio: “Non dire gatto finchè non ce l’hai nel sacco”?

Dice il saggio ex Pci Peppino Caldarola: “Se il prossimo voto italiano sarà a breve e sarà emotivo i blocchi elettorali resteranno uguali al recente passato, se invece si voterà più in là e qualcuno dirà qualcosa di nuovo, che non è solo il massaggio delle anime, riuscirà a sfondare. Se Renzi, invece, parla come parlava il suo attuale alleato Franceschini e come vorrebbe che parlasse il direttore di “Repubblica” avrà amare sorprese”. Già.