Siria, ultimatum Usa-Russia. Kerry: “la minaccia dell’uso della forza rimane”

Fra sette giorni il governo siriano dovrà consegnare la lista con la localizzazione delle armi chimiche che dovranno cominciare a essere distrutte entro 30 giorni e non oltre la metà del 2014

Il segretario di Stato americano John Kerry ha ritenuto opportuno fare una precisazione dopo l’accordo tra Stati Uniti e Russia sulle armi chimiche in Siria:

La minaccia dell’uso della forza rimane.

Parlando durante la sua visita a Israele, Kerry ha sottolineato come gli Stati Uniti hanno sempre preferito la strada della diplomazia, ma nessuna opzione deve essere scartata. Se la Siria non onorerà l’accordo si dovrà intervenire militarmente:

Non possiamo tollerare parole a vuoto.

Anche la Cina appoggia l’accordo

La notizia dell’accordo tra Stati Uniti e Russia sull’iter che la Siria dovrà seguire per porre le armi chimiche sotto controllo internazionale è stato accolto favorevolmente anche dalla Cina.

La benedizione arriva direttamente dal ministro degli Esteri Wang Yi che ha speso poche parole nel corso di un incontro col collega francese Laurent Fabius a Pechino:

Crediamo che l’accordo quadro allenterà l’attuale situazione di tensione che da un momento all’altro potrebbe essere innescata in Siria e creerà nuove prospettive per risolvere la questione delle armi chimiche attraverso mezzi pacifici.

Anche il ministro Fabius si è visto costretto a intervenire sulla questione e pur definendo l’accordo un passo importante ha precisato come questo “naturalmente non risolva tutto e ci sono un certo numero di cose ancora da verificare“.

Ultimatum Usa-Russia: queste le scadenze per il disarmo

14 settembre 2013

Arrivano le scadenze di Stati Uniti e Russia per il regime di Bashar al-Assad: sette giorni per fornire la mappatura degli arsenali chimici e trenta giorni per iniziare a distruggerle. Non c’è più tempo e, dopo le schiarite degli scorsi giorni, sull’emergenza siriana tornano ad addensarsi le nubi dell’incertezza. Dopo che anche Ban Ki-Moon, segretario generale dell’Onu, ha fatto sapere che ci sono “prove schiaccianti” sull’utilizzo di armi chimiche da parte del regime di Assad, gli Stati Uniti premono per una risoluzione che escluda dal conflitto l’utilizzo di armi chimiche.

Al termine di tre giorni di colloqui tenutisi a Ginevra, Stati Uniti e Russia hanno raggiunto un accordo sull’iter che la Siria dovrà seguire per porre sotto controllo internazionale le armi chimiche.

Il segretario di stato americano John Kerry e il suo omologo russo Sergei Lavrov hanno spiegato, in una conferenza stampa congiunta, che Assad dovrà consentire l’accesso immediato degli ispettori internazionali a tutti i suoi arsenali chimici, prima che le armi vengano distrutte.

Qualora Damasco non dovesse rispettare le scadenze potrebbe riaprirsi lo scenario di un attacco militare degli Stati Uniti che, in questa settimana di trattative, sembrava essere un’ipotesi ormai tramontata.

Su questo punto permangono le differenze fra Usa e Russia: per i primi il mancato rispetto dell’accordo renderà necessario (e legittimo) il ricorso alla forza, per la seconda l’intervento militare non fa parte dell’accordo stipulato.

A essere chiamato in causa è il Capitolo 7 della carta Onu che vincola i membri delle Nazioni Unite prevedendo “un’azione nei confronti delle minacce alla pace, le violazioni della pace e gli atti di aggressione”.

La distruzione dovrà essere completata entro la metà del 2014 e iniziata non più tardi di 30 giorni dopo l’entrata in vigore dell’accordo.

Via | International Businness Times

Foto © Getty Images

I Video di Blogo

Video inedito del Daily Mail sull’arresto di George Floyd