Messico: insegnanti manifestano contro riforma, polizia sgombera piazza

Presentata come modo per migliorare la qualità dell’istruzione, la riforma – ormai legge – è contestata dagli insegnanti che temono licenziamenti arbitrari.

Erano in 40mila, tra insegnanti di asili, scuole primarie e secondarie. Avevano invaso El Zocalo, la piazza principale di Città del Messico, per far sentire il loro dissenso alla nuova riforma dell’istruzione. Dopo tre settimane di occupazione, è arrivata la polizia in assetto antisommossa, ha ordinato l’evacuazione e poi ha lanciato i gas lacrimogeni.

La protesta era cominciata lo scorso 19 agosto e la folla che occupava El Zocalo era aumentata di giorno in giorno. Il governo ha infatti deciso di attuare alcune riforme strutturali che impongono standard educativi più rigorosi e che privano proprio gli insegnanti di alcuni privilegi (lasciare il posto di lavoro ai figli, per esempio). Il governo alla fine ha deciso di intervenire più che altro per una questione di immagine: domani, infatti, sono in programma i festeggiamenti per la Giornata dell’Indipendenza.

Il Coordinamento nazionale dei lavoratori dell’educazione è in sciopero indefinito e l’anno scolastico 2013-2014 non è ancora iniziato in migliaia di scuole. Il popolo pare essere dalla parte degli insegnanti. Una donna dice: “Ho visto come hanno cercato di cacciare quei poveri insegnanti. Non proteggeteci da loro, proteggeteci dai trafficanti di droga, combattete il traffico di droga”.

Quella dell’istruzione è la prima grande riforma di Enrique Peña Nieto, da quando è arrivato alla presidenza del Messico alla fine del 2012. Presentata come modo per migliorare la qualità dell’istruzione, la riforma – ormai legge – è contestata dagli insegnanti che temono licenziamenti arbitrari. Oltre alla perdita di privilegi da casta di cui abbiamo già parlato.