12 deputati M5s sospesi per la protesta sul tetto. Giachetti (PD) a Polisblog: “La disobbedienza civile prevede responsabilità”

L’Ufficio di Presidenza della Camera sospende per 5 giorni 12 deputati M5s: Roberto Giachetti del PD ci spiega onori ed oneri della disobbedienza civile

Lo scorso finesettimana un drappello di deputati del Movimento 5 Stelle ha occupato il tetto di Montecitorio, per protesta contro lo “stupro della Costituzione”, dove ha trascorso anche una notte all’addiaccio: un atto di protesta che non è stato visto di buon occhio dall’Ufficio di Presidenza della Camera, che aveva immediatamente annunciato provvedimenti disciplinari.

Provvedimenti che non sono tardati ad arrivare: proprio ieri l’Ufficio di Presidenza ha deciso di sospendere per 5 giorni i 12 deputati pentastellati protagonisti della protesta contro la riforma dell’articolo 138 della Costituzione; la sospensione è entrata in vigore questa mattina.

La reazione dei deputati è stata pressocchè questa per tutti:

Il movimento ha anche creato l’hashtag #sospendetecitutti.

Abbiamo contattato il deputato del PD Roberto Giachetti, che è membro proprio dell’Ufficio di Presidenza della Camera in qualità di vicepresidente, il quale ci ha spiegato il provvedimento, sostenendo di non essere d’accordo con le ragioni della protesta, tantomeno con le misure punitive adottate dallo stesso Ufficio.

Giachetti, un passato da attivista radicale, nonviolento, confluito nel Partito Democratico, spiega come le motivazioni risibili all’occupazione del tetto, con il M5s che si arrocca su posizioni più inclini alla favola di “al lupo! Al lupo!” che non ad vero contenuto nelle parole (con il rischio che se un giorno qualcuno dovesse attentare realmente al dettato costituzionale nessuno se ne preoccuperebbe), siano inequivocabilmente ascrivibili ad un atto che si configura come disobbedienza civile.

Un atto, quello della disobbedienza civile, che presuppone il disprezzo delle regole che si vanno ad infrangere, nella piena consapevolezza ed accettazione delle conseguenze inevitabili delle proprie azioni: l’infrazione delle regole, il loro disprezzo, presuppone dunque anche l’accettazione della pena, sempre in modo nonviolento. Lo spiega perfettamente lo stesso Giachetti questa mattina su Facebook, con un post in cui cita gli scritti di Ghandi:

“La perfetta disubbidienza civile è una ribellione priva di violenza. Un perfetto oppositore civile ignora semplicemente l’autorità dello Stato. Diventa un fuorilegge che afferma di disprezzare qualsiasi legge di uno Stato immorale. Così, per esempio, può rifiutare di pagare le tasse, può rifiutare di riconoscere l’autorità nella sua vita quotidiana.”

In questo senso, ci ha spiegato Giachetti, stride sia l’atteggiamento polemico del Movimento di fronte alla sospensione decretata dall’Ufficio di Presidenza sia l’immunità loro garantita in qualità di parlamentari, che impedisce guai maggiori ai 12 pentastellati.

Citando questa volta il reverendo Martin Luther King, il vicepresidente della Camera Giachetti, in un secondo post, è ancora più eloquente:

“Chi infrange una legge che la coscienza gli dice essere ingiusta, e accetta di buon grado la pena del carcere per risvegliare la coscienza delle comunità riguardo all’ingiustizia di tale legge, costui esprime in realtà il più alto rispetto per la legge.”

Insomma, i 12 pentastellati sapevano bene del loro atto di disobbedienza civile (qualcuno ne ha anche scritto, da qualche parte) e devono, con atto di responsabilità che viene dalla disciplina della nonviolenza, accettarne le conseguenze. Allo stesso modo però Roberto Giachetti si è detto non contento del provvedimento di sospensione decretato dall’Ufficio di Presidenza:

“Non mi piace il contesto in cui c’è un tentativo di educare le persone come fossero dei ragazzi monelli, indisciplinati: in questo modo non si rispetta la scelta di disobbedienza civile che i deputati del 5 stelle hanno fatto. Bisognerebbe solo valutare l’iniziativa ed applicare regole o sanzioni, anche se a dire la verità non so quanto abbia senso la sanzione di 5 giorni. […] Mi ha colpito l’unanimità dell’Ufficio di Presidenza su questo provvedimento: i democratici dovrebbero avere la lucidità di analizzare le cose per quello che sono senza cercare di punire inutilmente nessuno.”

Insomma, il libero pensiero in Parlamento, seppur raro, questa volta ne ha per tutti: Giachetti non ci sta, accusando il M5s di abbaiare alla luna e l’Ufficio di Presidenza di un’atteggiamento più simile alla maestrina dalla penna rossa. La quale, francamente, l’abbiamo odiata un po’ tutti.

O no?