Siria, Usa e Russia d’accordo su soluzione politica

La ricerca di un accordo sulla Siria tra Stati Uniti e Russia entra nel vivo. Lavrov: “Allontanare il confronto militare”

20:20 – Al termine del vertice bilaterale di Ginevra Stati Uniti e Russia si sono detti concordi sulla necessità di una soluzione politica per la guerra civile in Siria: a tale scopo entrambi collaboreranno alla nascita di una conferenza di pace internazionale. Kerry e Lavrov hanno detto che lavoreranno insieme al fine di evitare uno stravolgimento dell’intero equilibrio mediorientale e tra le maggiori potenze mondiali.

Aggiornamento 13 settembre, ore 12 – E’ stato definito “costruttivo” il colloquio in atto a Ginevra tra Stati Uniti e Russia, tentativo quasi in extremis di risolvere la questione siriana senza sovraccaricare il paese mediorientale di ulteriori bombe.

Sergei Lavrov ha ribadito l’importanza di evitare ogni possibile soluzione militare sui cieli di Damasco, proseguendo così lungo la tortuosa (e ritardataria) via diplomatica, accettando la proposta dell’omologo americano John Kerry di proseguire i colloqui a margine dell’Assemblea Generale dell’Onu che si terrà il 28 settembre prossimo a New York.

Secondo quanto trapela da Ginevra, entro settembre verrà fissata la data ufficiale per i colloqui di pace Ginevra2, alla base dei quali sarà necessario mettere sotto controllo l’arsenale chimico siriano, come sottolineato dall’inviato dell’Onu a Ginevra Brahimi. Una necessità che, scrive oggi il Wall Street Journal, la Siria starebbe cercando di allontanare delocalizzando in 50 siti diversi l’intero arsenale.

Secondo un rapporto della Commissione d’Inchiesta Onu per la Siria le violenze del regime, in attesa che venga confermato o smentito l’uso di armi chimiche su ribelli e popolazione, sono anche di natura “umanitaria”:

“Il governo siriano impedisce in maniera sistematica e come “politica” di Stato che i feriti provenienti dalle zone controllate dall’opposizione o vicine ad esse siano curati, con incursioni contro le unità mediche, ospedaliere e il personale sanitario. Non solo: i caccia di Damasco colpiscono gli ospedali e anche gli ospedali da campo.”

A Roma il ministro degli Esteri italiano Emma Bonino, intervenendo questa mattina alla presentazione del rapporto annuale dell’Associazione Nessuno Tocchi Caino ha appoggiato l’appello di Sergio D’Elia, segretario dell’associazione, “Nessuno tocchi Assad”:

“Da radicale mi ricorda nessuno tocchi Saddam e proprio quello credo ci dovrebbe far ripensare l’Europa intera chiede il deferimento alla Corte penale internazionale che, come sapete, esclude la pena di morte e in queste settimane di riapertura diplomatica che dobbiamo utilizzare a fondo come tempo strappato ad altri tipi di azioni che si davano quasi per imminenti o per scontate anche solo una settimana fa.”

Siria, seconda giornata di colloqui Usa-Russia a Ginevra

Entra nel vivo quest’oggi il tavolo di pace di Ginevra, a pochi giorni dalla presentazione del rapporto degli ispettori delle Nazioni Unite sull’arsenale chimico in possesso di Bashar al-Assad, il quale ieri ha accettato ufficialmente la risoluzione russa.

Poche ore fa il Presidente Assad, intervistato da una tv russa, ha dichiarato:

“Accettiamo il controllo internazionale perché lo ha proposto la Russia, le minacce Usa non hanno influenzato la decisione.”

parole pronunciate proprio mentre i membri del presidio siriano permanente all’Onu consegnavano il decreto di ratifica della Convenzione internazionale per la messa al bando delle armi chimiche.

I toni statunitensi tuttavia restano fermi, durissimi nei confronti del regime di Assad, che pure chiede agli americani di interrompere subito le forniture di armamenti ai ribelli:

“La nostra sfida qui a Ginevra è quella di verificare la possibilità di porre le armi chimiche sotto tutela internazionale, rimuovendole dalla Siria e distruggendole una volta per tutte.”

ha detto il Segretario di Stato Usa John Kerry, il quale ha affermato di volere da Damasco e Mosca “fatti concreti”. La guerra resta sempre una eventualità messa sul piatto dagli americani, eventualità da scongiurare secondo i russi che, almeno superficialmente, in questo caso fa la parte del paciere.

Kerry opta, come soluzione, la presa in carico dell’intero arsenale chimico (che Assad, sconfessando se stesso, ha ammesso direttamente di possedere soltanto ieri) e la sua messa in sicurezza in un luogo esterno ai confini siriani.

Secondo quanto dichiarato dal ministro degli Esteri di Mosca Sergei Lavrov un conflitto militare in Siria provocherebbe il caos in tutto il Medioriente:

“Lo sviluppo degli eventi ci offre un’opportunità supplementare per Ginevra 2 per allontanarci dal confronto militare e per prevenire ogni minaccia terroristica che si sta propagando in Siria e nella regione.”

Secondo qualcuno però la Russia starebbe semplicemente cercando di portare acqua al suo mulino, visto e considerato che la repressione di Assad ha garantito ingenti perdite ai ceceni che, solidali con i ribelli siriani, hanno inviato numerosi battaglioni in Siria.

I ribelli dal canto loro respingono la proposta russa, accusando Assad e Putin di star prendendo tempo per preparare nuovi massacri: il governo di Ankara appoggia in toto questa posizione, dicendosi pronta ad intervenire militarmente in sostegno ai ribelli.