Accordi di Oslo, vent’anni dopo la stretta di mano tra Israeliani e Palestinesi

Due decenni dopo il patto diplomatico di Oslo, siamo ancora lontani dalla pacifica convivenza tra Israeliani e Palestinesi.

di sara

Una stretta di mano passata alla storia, quella avvenuta il 13 settembre 1993 tra il Premier israeliano Yitzhak Rabin e Yasser Arafat, rappresentante dell’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina), sotto gli occhi vigili dell’allora presidente degli Stati Uniti Bill Clinton. Un gesto che ha avuto luogo nel territorio “neutro” se così si può dire, della Casa Bianca a Washington, ed è stato accompagnato dalla firma dei cosiddetti Accordi di Oslo (Israel-PLO Oslo Accords), che portano il marchio del ministro degli esteri israeliano Shimon Peres e segnano il primo riconoscimento reciproco ufficiale delle due entità politiche. Un documento nato come carta provvisoria, che prevedeva anche le tappe della progressiva risoluzione del conflitto israelo-palestinese, e altre risoluzioni in gran parte disattese. Se è stato infatti propulsore del ritorno di ben 300.000 famiglie palestinesi, e ha mantenuto le promesse di autonomia in materia di sicurezza in alcuni territori, restano in sospeso molte questioni sulla divisione geografiche, le frontiere, lo statuto della città santa di Gerusalemme e soprattutto vent’anni dopo il punto più importante resta ancora sospeso: lo stato palestinese non è ancora una realtà e i gesti offensivi che sono all’ordine del giorno, non lasciano ben sperare, almeno nell’immediato futuro.
Nell’ambito di una situazione lacerata da attentati, espansione coloniale e anche dalla costruzione del muro di sicurezza (o della vergogna, che dir si voglia) in Cisgiordania, mentre i Palestinesi passano accanto ad una ricorrenza che ha per loro scarso significato, gli Israeliani in questi giorni, a testimonianza dello scacco anche simbolico degli accordi, festeggiano un altro anniversario, quello dei quarant’anni dalla guerra del Kippour, attacco inatteso subito da parte di Egitto e Siria, che ha segnato la popolazione e ritorna all’ordine del giorno per l’apertura di alcuni archivi inerenti.

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Via | rfi.fr