Alitalia, la patata che scotta

Prima o dopo una decisione sul destino di Alitalia dovrà essere presa e l’ultima parola spetta al governo, ma quale? Fino a qualche giorno fa i vertici di Air France Klm avevano comunicato che avrebbero atteso l’insediamento del nuovo governo, ma adesso forse è cambiato qualcosa e i francesi avrebbero interesse a chiudere la vicenda

Prima o dopo una decisione sul destino di Alitalia dovrà essere presa e l’ultima parola spetta al governo, ma quale? Fino a qualche giorno fa i vertici di Air France Klm avevano comunicato che avrebbero atteso l’insediamento del nuovo governo, ma adesso forse è cambiato qualcosa e i francesi avrebbero interesse a chiudere la vicenda prima delle elezioni, visto che, se vincesse il Pdl, l’affare con ogni probabilità salterebbe.

Di certa, c’è la notizia che il consiglio di amministrazione Alitalia ha accettato l’offerta della compagnia franco olandese di meno di 10 centesimi ad azione: in soldoni, Air France potrebbe prendere Alitalia in saldo a circa 139 milioni di euro per le azioni e meno di 610 milioni di euro per le obbligazioni: un nonnulla, se si considera che la prima offerta, quella di dicembre, aveva valutato le azioni il triplo del valore offerto oggi. Ma la situazione è molto più complicata: e vi spiego perchè.

Foto: jmichel rodriguez, Flickr

Il governo adesso ha tra le mani una patata che scotta: se dovesse mettere la parola fine alla trattativa, avvallando la scelta del CDA, si assumerebbe la responsabilità per un bilancio disastroso sull’occupazione: 1600 esuberi subito e altri 5100 a rischio, e si vedrebbe Malpensa, hub potenzialmente concorrente a Parigi, decisamente ridimensionato.

Di più, considerarto che le casse della compagnia di bandiera sono semivuote, si troverebbe costretto ad aprire il portafoglio, visto che Air France ha chiesto al ministero del Tesoro un’apertura di credito di 300 milioni di euro: “è come se ci chiedessero un contributo per portare via la salma” ha commentato il presidente della Lombardia Formigoni.

Se dovesse invece lasciare la decisione al prossimo governo, si rischierebbe di pagare cari i ritardi di questi mesi nel prendere decisioni, andando incontro al tracollo della compagnia di bandiera, ormai con le casse semivuote. Scelta difficile quindi, da una parte una svendita impopolare ad un mese dalle elezioni, dall’altra un lavarsi le mani alla Ponzio Pilato lasciando la patata bollente ai successori ma con un rischio di un collasso imminente.

E in tutta la vicenda che ruolo ha la politica? Contrari alla fusione naturalmente i vertici di Sea, la società presieduta dal leghista Bonomi che gestisce l’hub lombardo, che ha annunciato una causa di risarcimento contro la compagnia di bandiera di un miliardo di euro in caso di abbandono dello scalo; Contrari anche molti dei politici del nord: lo stesso Formigoni è da sempre molto critico al trasloco di Alitalia da Milano a Fiumicino (cosa che accadrebbe con il passaggio ai francesi), e anche la Lega Nord ha fatto della difesa di Alitalia uno dei suoi cavalli di battaglia.

Bossi ha commentato in maniera durissima la scelta del CDA Alitalia “Prima vinciamo le elezioni poi pensiamo a chi viene a portar via la roba al Nord”. Perfino la Provincia di Varese ha risentito a livello politico della situazione: le dimissioni del Presidente Reguzzoni, giovane delfino di Bossi, sono state rassegnate proprio per poter difendere l’hub lombardo direttamente da uno scranno di Montecitorio.

Per quanto riguarda il Popolo della Libertà si registra un giudizio tiepidamente positivo di Fini ed un silenzio, almeno nell’immediato, di Silvio Berlusconi. Il centro sinistra, avvalla invece la scelta del governo Prodi di orientarsi verso Air France, anche se difficilmente il PD potrebbe digerire una scelta definitiva da parte del governo dimissionario.

L’unica cosa certa, in tutta la vicenda, è che Alitalia è in fin di vita ed una fusione/acquisizione è indispensabile per salvarle la vita: che l’unica scelta sia però Air France Klm è tutto da dimostrare.

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