Berlusconi verso le dimissioni da senatore?

L’alternativa è continuare una guerra che ha pochissime possibilità di salvarlo. La resa, invece, potrebbe aiutare Napolitano a concedergli la grazia.

di andreas

Per Silvio Berlusconi ormai sta finendo il tempo a disposizione per risolvere il suo dilemma: continuare la battaglia e vedere come se ne esce o arrendersi nella speranza che porti qualcosa di buono? Si sa che la visione delle cose, soprattutto nel Cavaliere, cambia ogni singolo giorno. Ma ci sono segnali che fanno pensare che davvero Berlusconi stia pensando al grande addio. Non sarebbe il primo, ma questo sarebbe quello definitivo, non c’è altra possibilità.

Il fatto che ieri sera la giunta per le immunità che deve decidere sulla decadenza di Berlusconi abbia preso qualche altro giorno è un segnale. L’accordo tra Pd e Pdl sta a significare che viene dato al Cavaliere il tempo che ancora gli serve per riflettere. E, sperano in tanti anche tra coloro che gli sono vicini, rendersi conto che le dimissioni sono l’unica opzione.

D’altra parte il Cavaliere ha altra scelta? Quella di continuare a combattere ha margini risicatissimi. È la guerra per la guerra: arrivare alle elezioni prima che l’aula abbia votato su decadenza e interdizione, vincere, e con un Parlamento nuovo a maggioranza pidiellina annullare tutto. Ma quali probabilità ci sono, fermo restando che Napolitano non vuole andare alle elezioni senza aver prima cercato una maggioranza alternativa? La questione è tutta sui tempi, e le possibilità che i tempi siano dalla parte del Cavaliere sono pochissime. Senza contare che una vittoria elettorale è tutto tranne che scontata.

E allora rimane il piano B: la resa. L’interdizione sarà calcolata il 16 di ottobre, la decadenza dovrebbe arrivare poco prima. Poi l’aula voterà a favore di entrambe e Berlusconi non sarà più né senatore, né candidabile. Inoltre, entro metà mese dovrà decidere se andare ai domiciliari o ai servizi sociali. Questo calvario di votazioni, il cui esito è scontato nell’attuale Parlamento, potrebbe essere evitato facendo la semplice mossa di dimettersi da senatore e di accettare il fatto che non potrà più essersi candidato.

È quello che si augurano le colombe: il governo Letta potrebbe restare in piedi perché non sarebbe stato il Pd a determinare la fine della sua vita politica, Berlusconi dagli arresti domiciliari avrebbe comunque gli spazi per continuare a guidare il partito (ogni giorno ore di libera uscita, possibilità di fare comizi, interventi in tv e direzioni di partito) e soprattutto sotterrerebbe l’ascia di guerra con Napolitano.

La cosa non è di poco conto: accettata la condanna, rassegnate le dimissioni, a quel punto l’ipotesi della grazia non sarebbe più così improbabile. Fermo restando che la grazia coprirà la pena, ma lo lascerà decaduto e interdetto. Un’uscita di scena non combattiva, ma che ha vantaggi pratici che nella mente del Cavaliere sono sempre più chiari.

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