Caos Italia – Treviso e Roma in Celtic dal 2010? Speriamo sia solo uno scherzo!

La notizia è apparsa oggi sull’Irish Times, importante quotidiano irlandese, ed è una di quelle notizie che ti fanno cadere le braccia. Secondo quanto riportato da Gerry Thornley e John O’Sullivan, infatti, durante il colloquio avuto da Giancarlo Dondi con il presidente della Celtic League, John Hussey, sarebbe uscita questa ipotesi di compromesso. Italia in

La notizia è apparsa oggi sull'Irish Times, importante quotidiano irlandese, ed è una di quelle notizie che ti fanno cadere le braccia. Secondo quanto riportato da Gerry Thornley e John O'Sullivan, infatti, durante il colloquio avuto da Giancarlo Dondi con il presidente della Celtic League, John Hussey, sarebbe uscita questa ipotesi di compromesso. Italia in Celtic League dalla stagione 2010/11 e le due squadre con sede a Roma e a Treviso. Insomma, la morte del rugby in Italia!

Il primo compromesso cui il presidente federale è sceso, secondo il quotidiano irlandese, sarebbe quello sui tempi di ammissione dell'Italia. Non la prossima stagione, quindi, ma un altro anno di purgatorio (o inferno) e due selezioni in Celtic League solo dal 2010/11, quindi l'anno precedente ai Mondiali di Nuova Zelanda. Un ritardo che, anche alla luce dei recenti risultati azzurri, è un colpo pesantissimo per tutto il movimento, con una situazione di stallo per l'anno prossimo che potrebbe risultare deleteria.
Poi le sedi. Va bene Roma, lo avevamo già detto, per motivi logistici, politici e di diffusione del rugby nel centrosud, ma Treviso è una scelta mortale per il rugby italiano! I motivi? Eccoli:

1. Far partecipare un club del Super 10, invece di una selezione, significa escludere la stragrande maggioranza del movimento d'elite da questa rivoluzione, premiando solo una realtà.

2. Far partecipare un club che da sempre ha fatto una politica esterofila, senza valorizzare vivaio e giovani italiani è un segnale pericolosissimo per il futuro del rugby italiano.

3. La palla ovale, in Italia, è uno sport limitato a poche zone geografiche. Limitarlo nuovamente a quelle zone, riducendo ancora di più il territorio è follia pura. Significa escludere il 99% della popolazione dal rugby d'elite.

4. Treviso è logisticamente una città difficile da raggiungere, scomoda per tutto il nord Italia, Veneto escluso, il centronord e il centro. Questo significa che il bacino di potenziali tifosi si ridurrà al solo Veneto. Dove, si sa, i tifosi di Rovigo, Padova e Venezia mai e poi mai appoggeranno una squadra trevigiana. Risultato? Stadio deserto per buona parte dell'anno!

5. Diffondere il rugby significa portarlo nelle metropoli, integrarlo con un sistema di comunicazione nazionale che non è rintracciabile nella provincia del Nordest. Questa soluzione ghettizzerà ancora di più il rugby e lo porterà di nuovo nella nicchia nascosta in cui era fino a pochi anni fa.

6. La scelta di Treviso dimostrerebb, se fosse vera, l'incapacità di Giancarlo Dondi di prendere delle decisioni autonomamente, senza influenze esterne e senza compromessi. Perché, dopo gli attacchi di questi mesi, mai e poi mai la Fir dovrebbe piegarsi a una sola società del Super 10, ma pretendere, ripeto pretendere, che se si vuole fare una squadra privata per la Celtic League, questa sia espressione del più ampio e omogeneo numero di formazioni italiane.

Insomma, speriamo che l'Irish Times abbia solo riportato un rumor falso. Perché, fosse vero, potremmo chiudere la baracca. Perché il rugby, in Italia, sarebbe ufficialmente morto e sepolto!

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