Siria, Barack Obama: “Abbiamo il dovere di agire”

Nel suo discorso alla nazione di ieri sera il Presidente Obama apre alla soluzione diplomatica per la crisi in Siria proposta dalla Russia ma ribadisce le accuse ad Assad sull’uso di armi chimiche

In un discorso di 15 minuti tenuto alla East Room della Casa Bianca ieri sera (le 3 del mattino italiane) il Presidente Barack Obama ha aperto alla soluzione diplomatica per risolvere la drammatica crisi siriana, abbracciando la proposta russa già accettata (almeno a parole) dal regime di Assad.

Obama, che pure ha ribadito le pesanti accuse all’esercito regolare siriano, colpevole a suo dire dell’attacco con armi chimiche (gas sarin) su alcuni civili a est di Damasco il 21 agosto scorso, mettendo in parallelo quell’episodio con la Prima Guerra mondiale o con i metodi bellici nazisti:

“Nella guerra civile in Siria sono già morte 100 mila persone ma la situazione è mutata profondamente il 21 agosto quando il governo di Assad ha ucciso con i gas oltre mille persone, inclusi centinaia di bambini, mostrando al mondo i terribili dettagli delle armi chimiche e facendo così comprendere perché la schiacciante maggioranza delle nazioni le ha messe al bando.”

Il Presidente americano si è detto certo della responsabilità di Assad, parlando chiaramente di prove “schiaccianti”; una tesi messa invece in discussione dall’altro membro superinfluente del Consiglio di Sicurezza Onu, la Russia, ma anche da molti altri. “Atrocità” che violano le leggi internazionali (la messa al bando è stata firmata da 189 paesi nel 1997) e che mettono in pericolo anche la sicurezza mondiale, visto che, nel vespaio siriano (Quirico sostiene in modo eloquente che “la Siria è in mano al demonio”) la possibilità che tale arsenale chimico possa finire in mano a gruppi terroristici o jihadisti è più che concreta.

Un discorso, quello di Obama, dai molteplici aspetti: attendista sotto certi aspetti, più aggressivo su altro (le accuse ad Assad sono pronunciate con piglio da comandante in capo mentre quando parla di diplomazia il tono di Obama cambia, divenendo più formale, forse più saggio), il Presidente ha ribadito di voler attendere la pronuncia del Congresso.

La minaccia di armi chimiche, ribadisce Obama, può essere risolta ancora diplomaticamente: il Presidente ha chiesto al Congresso di rimandare il voto ed ha incaricato il Segretario di Stato Kerry di volare a Ginevra per incontrare la controparte russa.

Come specificato dal ministro degli Esteri italiano Emma Bonino questa mattina a Radio24, intervistata da Alessandro Milan, la soluzione militare è sempre l’ultima opzione:

“E’ positivo che si sia recuperato uno spazio per tornare a dar voce alla politica e alla diplomazia. […] L’obiettivo è impedire ad Assad e a chiunque altro di usare ancora armi chimiche, e si può ottenere anche senza azioni militari.”

La disponibilità siriana a firmare la Convenzione internazionale per la messa al bando delle armi chimiche è una conditio sine qua non per intavolare una trattativa di pace che permetta di intraprendere un percorso di uscita diplomatica dall’inferno siriano, cosa che farebbe piacere anche a Michelle Obama:

“I miei familiari sono scettici su un intervento in Siria”

ha detto Barack Obama in un’intervista alla Nbc.