Letta crede nei “miracoli” della maggioranza Pdl-Pd. Berlusconi crede nel “miracolo” delle urne

L’ottimismo di Enrico Letta sulla tenuta del governo non contagia né il Pd né il Pdl: il partito di Epifani spinge forte sul voto immediato anti-Cav e il partito di Alfano convoca per oggi i cinque ministri del centrodestra per decidere le sorti dell’esecutivo.

Il capo del governo crede ancora in questa maggioranza: “Il Pdl non lascerà la coalizione”. E sulla decadenza del Cav tenta una via d’uscita laterale: “Il governo non c’entra”. In effetto il premier italiano confida nell’Europa.

Il responsabile europeo agli Affari economici e monetari Rehen manda verso Roma un segnale molto chiaro: chiusa la procedura d’infrazione, il Paese resta sotto la lente Ue per la fase del rilancio. «Non è ancora l’ora di rilassarsi Valuteremo bene le coperture per l’Imu”. Tradotto significa che “Senza stabilità e senza riforme l’Italia non aggancerà la ripresa”. Un messaggio esplicito ma una voce nel deserto, rispetto ai partiti già protesi verso il peggio, di fatto verso la campagna elettorale.

Chi non crede più a niente e a nessuno, se non in se stesso, è Silvio Berlusconi, certo di non avere scampo sulla sua decadenza politica e quindi pronto a far saltare il banco. L’ex premier, infatti, domani chiama a raccolta i suoi gruppi parlamentari ufficializzando che non chiederà la grazia e preparandosi alla battaglia finale.

Esiste o no ancora uno spiraglio per non fare saltare tutto e correre diritti alle urne? Difficile dirlo, anche perché da una parte (Pd e sinistra) fanno salti di gioia per le disgrazie (pur meritate) di Berlusconi.

Mai dimenticarsi che fu così per Mani pulite, dove si gioiva ad ogni tintinnar delle manette che portavano alla rovina esponenti del Psi e dalle Dc. E mai dimenticarsi che la rovina del Psi se “salvò” il Pci, mandò a picco la ricostruzione di una sinistra post comunista e riformatrice.

Dall’altra parte non aspettano altro che staccare la spina al governo e tornare precipitosamente alla conta. Scrive oggi Stefano Folli sul Sole 24 Ore: “Se davvero Berlusconi pone come condizione che la Giunta del Senato oggi rinunci a votare e attenda la pronuncia delle corti di Strasburgo e Lussemburgo sui ricorsi, allora non c’è più niente da fare e ci avviamo verso la più assurda e pericolosa crisi di governo. Un errore di cui il Paese potrebbe pagare le conseguenze molto a lungo”.

E’ Berlusconi che deve scegliere e sceglierà pro domo sua. Come sempre. E come sempre agli italiani resteranno solo i cocci.