CELTIC LEAGUE – Domani sarà il D-Day del rugby italiano?

Corsi e ricorsi storici. Un anno fa, proprio durante la trasferta italiana in Irlanda vennero gettate le basi per l’ingresso azzurro nella Celtic League. Ora, alla vigilia di Italia-Irlanda è il momento di vedere se il percorso è stato completato e se l’Italia entrerà dalla prossima stagione nella lega celtica. Domani, infatti, il presidente della

Corsi e ricorsi storici. Un anno fa, proprio durante la trasferta italiana in Irlanda vennero gettate le basi per l'ingresso azzurro nella Celtic League. Ora, alla vigilia di Italia-Irlanda è il momento di vedere se il percorso è stato completato e se l'Italia entrerà dalla prossima stagione nella lega celtica. Domani, infatti, il presidente della Fir Giancarlo Dondi incontrerà il presidente della Celtic League, l'irlandese John Hussey, per definire la partecipazione dell'Italia. Ma quali sono, a oggi, le opzioni sul tavolo?

La "casualità" di questo incontro, a un anno di distanza dalle prime chiacchierate italo-irlandesi riguardo la Celtic League, deve far pensare chi crede che il progetto celtico sia nato dall'oggi al domani, dopo i Test Match autunnali, e che sia stato portato avanti in fretta e furia, senza una vera strategia. Che poi ci si sia mossi bene, questo è un altro paio di maniche, ma sicuramente chi doveva sapere era a conoscenza delle mosse federali.
Quindi, non ci si deve stupire se negli ultimi venti giorni molte società di Super 10 sembrino proporre candidature, con tanto di nomi e maglie, come se uscissero da un cilindro magico. I club, questa è una certezza, hanno remato il più possibile contro l'opzione Celtic League in questi dodici mesi. Hanno cercato di far valere i propri interessi, ma, ufficiosamente, senza dare un gran peso alla cosa, hanno iniziato a muoversi per non farsi trovare impreparati. Che poi ci riescano, questo è un altro paio di maniche, ma che avessero il tempo per farlo non si può mettere in dubbio.
Quindi, domani è il D-Day. Giancarlo Dondi dovrà spiegare a John Hussey a che punto è l'Italia, se ci sono le due selezioni/superclub, se rispettano tutti gli obblighi richiesti dalla Magners League e dalla Fir e, quindi, se il progetto celtico potrà partire già dalla prossima stagione. Se le parole di Dondi soddisferanno Hussey, allora il più è fatto. Bisognerà solo aspettare la ratifica del Board celtico e aspettare di scoprire quali saranno le due selezioni scelte.
Appunto, le selezioni. Voci, rumors, realtà, finzioni, proposte credibili, sparate mezzo stampa, sono tantissime le opzioni che si sono palesate agli appassionati. Ma quali sono?

1. La selezione romana. Rugby Roma e Capitolina sono state le prime a cavalcare il progetto. Hanno lo stadio, la logistica, la città e, probabilmente, l'appoggio politico federale giusto. Potrebbe essere una selezione privata con ampio contributo federale. Ed è una delle opzioni più probabili.

2. La selezione lombardo-emiliana. Viadana, Gran Parma, Colorno e Mantova si sono già accordati e hanno trovato il nome per la selezione. Gli Aironi. I soldi non sono un problema per Viadana, lo stadio potrebbe essere quello di Viadana o il Giglio di Reggio Emilia. La logistica è discreta, un po' meno l'attrattiva turistica, punto su cui i celti puntano molto. Ma è un progetto credibile. Che ha una grande pecca. Esiste sulla carta, perché in Federazione non è arrivata nessuna proposta concreta. E il tempo stringe.

3. La selezione veneta. Padova, Rovigo e Venezia, pur essendo fondamentalmente contrari alla lega celtica, sarebbero disposti a unirsi e a ricreare i Dogi, per mantenere il rugby che conta in Veneto. La sede dovrebbe essere Venezia, per motivi logistici e turistici. C'è, però, l'incognita Treviso. La Benetton, infatti, vorrebbe correre sola e non ha fatto nessun passo per unirsi alle tre compagini. Una mossa che potrebbe risultare fatale per entrambe.

4. Treviso. E' il chiodo fisso di Vittorio Munari, andare in Celtic League da soli. Hanno i soldi, l'esperienza e sono convinti di potercela fare. Sinceramente credo sia un'opzione impraticabile, perché ognuna delle altre è migliore da un punto di vista di crescita del movimento, del bacino e, anche, da un punto di vista turistico. Insomma, salvo clamorosi colpi di scena, è una via non percorribile.

5. Le due famose selezioni federali. A leggere i comunicati e i giornali sembrerebbero l'opzione meno probabile. Tante le alternative, troppi i privati che si sono offerti, insormontabili i pesi politici all'interno del movimento da superare. Ma. C'è un ma. Le proposte, come detto, sono tutte sulla carta. In realtà di proposte serie, concrete e credibili in Federazione ne sono arrivate ben poche, come sottolineato più volte da Dondi. Quindi? Resterebbe l'opzione di iniziare l'avventura celtica con due selezioni federali, aspettando il possibile ingresso di altre squadre italiane negli anni prossimi per creare superclub legati all'attuale Super 10. Le possibili destinazioni? Roma, ovviamente, ma anche Torino (vedi sponsor), Parma (magari legando le selezioni federali in parte ai club), Reggio (il Giglio potrebbe diventare di proprietà della Fir) o Milano. 

Queste le opzioni, ufficialmente sul tavolo. Domani vedremo se si è trattato di chiacchiere da bar, se spunta l'italica capacità di riempirsi la bocca del nulla, se le guerre da orticello avranno avuto la meglio o se, finalmente, il rugby italiano saprà diventare adulto. Sono tanti, tantissimi, che hanno puntato sulla lega celtica. Si vedrà nei prossimi giorni se si trattava di un bluff, e chi ha bluffato, o se qualcuno aveva veramente le carte vincenti in mano. In molti rischiano la faccia. In primis, purtroppo, il rugby italiano.