Siria, il governo accetta la tutela internazionale per le armi chimiche

Washington e Londra stanno valutando di attendere il rapporto degli ispettori dell’Onu. Lavrov, ministro degli Esteri russo: “Rischio terrorismo in caso di attacco”

Aggiornamento 9 settembre, ore 20:35 – Dopo il sì di Damasco alla proposta russa di mettere sotto controllo internazionale il proprio arsenale chimico il capo dell’Esercito Siriano Libero Selim Idriss non ci sta ed attacca il regime siriano e Mosca.

In un’intervista alla televisione Al Jazeera Idriss ha così commentato la giornata di oggi:

“Avvertiamo la comunità internazionale che il regime mente, e che il bugiardo Vladimir Putin è il suo professore.”

ha dichiarato il capo dei ribelli, accusando Putin di muovere lo scacchiere strategico unicamente per impedire l’attacco americano. Le dichiarazioni di Idriss si incardinano nel sospetto già paventato questo pomeriggio dal premier britannico David Cameron, che ha parlato di “possibile diversivo” messo sul piatto da Mosca.

Aggiornamento 9 settembre, ore 19:00 – Sull’onda dell’accettazione, ancora informale, della proposta russa di mettere le armi chimiche siriane sotto controllo internazionale, anche il segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon ha rilasciato una dichiarazione che potrebbe avvicinare, almeno temporaneamente, una soluzione diplomatica al dilemma delle armi chimiche:

“Tra le proposte che intendo fare al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite c’è quella di inviare immediatamente le armi chimiche presenti in Siria in un posto sicuro all’interno del Paese dove possono essere distrutte.”

Un’ipotesi paventata anche da John Kerry questa mattina, che concedeva una settimana di tempo al regime di Assad per la consegna incondizionata dell’arsenale chimico in possesso del suo esercito (il Presidente siriano ha sempre negato di avere armi chimiche, ma gli sviluppi diplomatici delle ultime ore lo smentiscono su tutta la linea).

Aggiornamento 9 settembre, ore 17:55 – Come riferito dalla tv di stato siriana, che riferisce una dichiarazione del ministro degli Esteri Muallem, Damasco sarebbe pronta a valutare positivamente la proposta russa di mettere sotto controllo internazionale il proprio arsenale di armi chimiche, se questo eviterà attacchi militari internazionali in Siria.

Il ministro degli Esteri russo Lavrov ha anche chiesto a Damasco di aderire all’Organizzazione per il divieto delle armi chimiche (Opcw) che ha sede all’Aja.

Aggiornamento 9 settembre, ore 14:50 – Il viceministro degli esteri russo Bogdanov, membro della delegazione russa guidata dal ministro Lavrov che a Mosca ha ricevuto i colleghi siriani Muallem e Abdollahian, ha annunciato il coinvolgimento dell’Iran nel tentativo di scongiurare un’eventuale attacco alla Siria da parte degli Stati Uniti:

“Agiremo coordinandoci con l’Iran sulla crisi siriana per evitare una situazione catastrofica nella regione.”

ha dichiarato Bogdanov, spalleggiato da Abdollahian che ha confermato le intenzioni siriane, almeno a parole, di attavolarsi ad una conferenza di pace.

Aggiornamento 9 settembre, ore 12:10 – In una conferenza stampa a Londra il Segretario di Stato John Kerry ha spiegato quali margini di trattativa sono possibili con il governo siriano:

“Assad potrebbe evitare un attacco consegnando le sue armi chimiche alla comunità internazionale entro la settimana prossima anche se […] non sembra sul punto di farlo. La soluzione alla crisi non è sul campo di battaglia, dobbiamo arrivare al tavolo del negoziato.”

La posizione statunitense si avvicina, almeno in termini diplomatici, a quanto chiesto questa mattina dal ministro degli esteri russo, che ha ricevuto il collega siriano a Mosca. Il governo turco invece continua a inviare rinforzi militari sul confine con la Siria in previsione di un possibile attacco a guida Usa e sta costruendo una nuova base sul Monte Kel, a poca distanza dalla città siriana di Latakia, lungo la costa mediterranea.

Usa e Gran Bretagna verso il rinvio dell’attacco

Mentre Barack Obama cerca di convincere i cittadini americani delle ragioni di un attacco “mirato e limitato nel tempo” ai danni del governo siriano, e mentre Assad rilascia un’intervista alla Cbs nella quale nega ogni responsabilità (anzi, nega ogni fatto) sull’uso di armi chimiche ai danni dei civili, la diplomazia continua con il suo difficile compito per scongiurare l’ennesimo conflitto in medioriente.

Un conflitto dall’esito incerto e dalle conseguenze che molti definiscono “catastrofiche”: questa mattina il ministro degli Esteri russo Lavrov, ricevendo a Mosca il collega siriano Muallem, ha paventato il rischio (tra i tanti) di una vera e propria escalation terroristica in medioriente:

“Uno scenario di forza porterà ad una esplosione di terrorismo nella regione […] per questo motivo invitiamo Mosca gli Usa a concentrare gli sforzi sulla preparazione non di uno scenario militare in Siria ma della conferenza di pace.”

Sulla stessa lunghezza d’onda anche il siriano Muallem, che si dice però convinto della non volontà statunitense ad intavolare la conferenza di pace nota come Ginevra2.

A Londra invece il Segretario di Stato americano John Kerry, in visita dal collega inglese Hague nell’ambito di un vero e proprio tour de force europeo sugli sviluppi della crisi siriana (c’è chi dice anche per ricevere garanzie di alleanza), ha fatto sapere di stare valutando un rinvio dell’attacco alla Siria:

“Stiamo valutando la possibilità di rinviare un eventuale attacco in attesa del rapporto degli ispettori Onu”

si legge in una nota del Foreign Office; dal canto suo Hague auspica una condanna unanime della comunità internazionale sull’uso di armi chimiche. Nello scacchiere internazionale si presenta anche l’Italia, geograficamente in una posizione favorevole per lo schieramento delle forze armate di sostegno da parte degli Stati Uniti: intervistato ieri a Cernobbio dalla BBC il premier Enrico Letta ha confermato la sua condanna in merito all’atteggiamento del governo siriano, spiegando però che senza mandato esplicito delle Nazioni Unite l’Italia potrebbe non concedere l’uso delle basi:

“E’ assolutamente chiaro che senza una autorizzazione delle Nazioni Unite, la nostra partecipazione attiva sarà impossibile.”

ha detto all’emittente inglese il primo ministro italiano.

Foto © Getty Images