Kyenge: “La nazionale è il simbolo dell’Italia di domani”

Secondo il ministro per l’Integrazione la composizione sempre più multietnica della nazionale italiana di calcio è fondamentale nel processo di integrazione socio-culturale

Per il ministro per l’Integrazione Cecile Kyenge la nazionale è il modello di quella che dovrà essere l’Italia del domani, un modello di integrazione rappresentato da calciatori originari di paesi extraocomunitari come Mario Balotelli, Stephan El Shaharawy e Angelo Ongbonna.

L’incontro fra il ministro e i giocatori – che martedì saranno impegnati contro la Repubblica Ceca – è avvenuto a Torino dove si disputerà il match di martedì prossimo.

Dopo un’estate di passione segnata da numerosi episodi di razzismo firmati dai politici della Lega Nord e dalle forze dell’estrema destra, il ministro Kyenge ha spiegato come il cammino verso una vera integrazione sia ancora molto lungo:

Razzismo? C’è ancora tanto da fare. Ho sempre chiamato lo sport per camminare e per lavorare insieme nel percorso di cambiamento culturale contro ogni forma di razzismo e per compiere un percorso di integrazione. Questa squadra, lo sport sono dei terreni utili per camminare insieme. C’è ancora tanto da fare ma lo dobbiamo fare tutti, ciascuno per la sua parte di responsabilità. Proprio per questo ringrazio la Federcalcio per il lavoro che sta facendo per controllare e sanzionare comportamenti razzisti. E ringrazio la squadra che porta avanti valori e una formazione contro ogni discriminazione. Per le istituzioni, per le scuole e per altri settori, bisogna aumentare l’informazione e la formazione a livello di Paese e nei diversi luoghi.

Basta pensare alla Francia multietnica che vinse i Campionati mondiali di calcio quindici anni fa, per comprendere come l’Italia sia irrimediabilmente nel percorso d’integrazione degli immigrati extra-comunitari. Il ministro Kyenge ha poi sottolineato come non sia facile giocare se insultati e derisi da un intero stadio e ha promesso che anche il Parlamento farà la sua parte per cercare di rendere l’Italia un Paese maggiormente educato sulle questioni relaticve all’integrazione.

Via | La Stampa

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