Mondiali ciclismo Firenze 2013: le precedenti edizioni italiane

L’Italia ospita il mondiale su strada per la dodicesima volta. I precedenti della prova professionisti nel nostro paese

Sono cominciati con le due cronosquadre di quest’oggi vinte da Omega Pharma e Specialized i Campionati mondiali di ciclismo su strada di Firenze 2013. L’Italia è l’unico Paese al mondo a poter dire di avere ospitato ben 12 edizioni del campionato mondiale su strada professionisti che giunge quest’anno alla 79esima edizione.

Ma in questa “love story” fra l’Italia e la maglia arcobaleno c’è una sorta di crescendo rossiniano che culmina in un dato statistico a dir poco impressionante: delle 12 edizioni su 79 ospitate nella Penisola, ben 5 sono state organizzate negli ultimi vent’anni. Dal mondiale di Agrigento del 1994 passando alle due edizioni veronesi del 1999 e del 2004, fino a Varese 2008 e a Firenze 2013, l’Italia sembra essere la meta ideale per condizioni climatiche, esperienza organizzativa, risonanza sui media e contesto paesaggistico-culturale.

Ecco, allora, una breve storia delle undici edizioni del Campionato mondiale professionisti svoltesi in Italia. In attesa di sapere chi sarà la prossima maglia iridata…

1932 Roma: Alfredo Binda

Si corre nella Roma del Duce e Benito Mussolini esige che il successo vada a un italiano. Si corre a Rocca di Papa su di un tracciato di 70 chilometri da percorrere tre volte. Su tre fuggitivi della prima ora si riportano quattro “colossi”: Magne, Binda, Guerra e Frantz, il meglio del meglio del ciclismo mondiale. Ma davanti c’è anche Bertoni che tenta le sue carte prima dell’ultimo giro. Niente da fare. Durante l’ultima tornata lo spagnolo Montero tenta l’allungo ed è stoppato da Bertoni che lo supera. Su di lui arriva Binda e i due varesini seminano gli avversari arrivando al traguardo con 4’52”. Binda taglia il traguardo diventando il primo corridore ad avere vinto tre edizioni del campionato del mondo su strada.

1951 Varese: Ferdy Kubler

Tutti aspettano Fiorenzo Magni e anche Toni Bevilacqua sembra pronto a fare sfracelli. La fuga decisiva nasce al terzo giro: nel drappello di testa c’è Kubler e ci sono Redolfi, Minardi e Bevilacqua. I battistrada guadagnano un distacco incolmabile. Magni insegue per cinquanta chilometri e riduce, da solo, un gap di 5 minuti. Quando si arriva alla volata Kubler, vecchio marpione svizzero buono su ogni terreno, gioca di rimessa mettendosi a ruota di Magni, lanciato da Minardi. Teoricamente, allo sprint, non dovrebbe esserci storia, ma Magni viene superato dallo svizzero e si deve accontentare del 2° posto davanti a Bevilacqua.

1955 Frascati: Stan Ockers

Ancora un Mondiale in Italia e ancora una volta in Lazio. La corsa si risolve quando, a 80 chilometri dal traguardo, Monti e Molineris scappano portandosi dietro Stan Ockers. Nasce una fuga di nove uomini con ben tre italiani: Fornara, Nencini e Coletto. Dietro, a dieci minuti, vanno alla deriva tutti i big dell’epoca: da Coppi a Bobet, da Kubler a Anquetil. All’ultimo giro Ockers stacca tutti con uno scatto rabbioso e si presenta al traguardo con 1’01” sul lussemburghese Smith.

1962 Salò: Jean Stablinski

Niente da fare: i mondiali casalinghi continuano a essere “stregati” per gli italiani. Sul circuito di Salò i nostri sono in ombra. Tutti attendono il successo del despota Rik Van Looy, ma il caldo neutralizza le velleità del belga. È un mondiale di seconde linee: la corsa si risolve al penultimo giro, quando il francese Jean Stablinski evade insieme all’irlandese Elliot nella discesa delle Zette. Al traguardo dopo 296 km di gara arà 1’22” di vantaggio sullo stesso Elliot e 1’44” su Hoevanaers.

1968 Imola: Vittorio Adorni

A Imola, nella sua regione, Vittorio Adorni compie la più bella impresa della sua carriera. Tutti attendono il duello fra Merckx e Gimondi, si pensa che Adorni altro non sia che il senatore al servizio del suo vecchio luogotenente. E, invece, Adorni se ne va via al quarto giro in compagnia di Agostinho, Carletto e Castello. Il gruppo si arrende e Adorni molla tutti quando mancano 85 chilometri al traguardo. Il distacco è da ciclismo dei pionieri e nessuno riuscirà più ad avvicinarlo: 9’50” su Van Springel e 10’18” su Dancelli, Bitossi e Taccone. Quattro italiani nei primi cinque, roba da non credere.

1976 Ostuni: Freddy Maertens

A Ostuni tutto va come deve andare con il campione dell’anno, Freddy Maertens, che precede l’astro nascente del ciclismo italiano, Francesco Moser. Maertens è semplicemente mostruoso: uno sprinter capace di vincere più 100 corse in due stagioni (’76 e ’77) prima di imboccare un precoce declino, arrestato solamente dal bis iridato di Praga ’81. Moser trasformerà l’argento in oro dodici mesi dopo.

1985 Giavera del Montello: Joop Zoetemelk

Fra i due litiganti (Moreno Argentin e Greg Lemond) il “vecchio” gode. I due grandi favoriti si fanno la guerra, l’irlandese Stephen Roche scalpita, le prova tutte. Argentin e Lemond si guardano in cagnesco e Zoetemelk – che è professionista da sedici stagioni e ha vinto un Tour arrivando sei volte 2° – sa interpretare le situazioni meglio di chiunque altro. Capisce che i due si braccheranno fino al traguardo e rompe gli indugi. Scatta e diventa imprendibile. È campione del mondo a quasi quarant’anni, il più vecchio di sempre.

1994 Agrigento: Luc Leblanc

Questa volta è la volta buona, pensa Chiappucci. Bugno non c’è e i gradi di capitano sono tutti per lui, anche perché il finale in salita sembra fatto apposta per le sue doti di scattista. Ma no, non è il giorno di Chiappucci. Dopo un tentativo di Ghirotto sull’erta finale il francese Luc Leblanc è imprendibile e Claudio Chiappucci coglie l’ennesimo 2°posto di una carriera ricca soprattutto di piazzamenti.

1999 Verona: Oscar Freire

Vincerà Francesco Casagrande o Frank Vandenbroucke? L’esito del mondiale veronese sembra scontato. Invece, prima che parta la volata, all’uscita da una curva uno spagnolo scatta e anticipa tutti. Si chiama Oscar Freire Gomez. Freire o Gomez? Anche gli addetti ai lavori non sanno quale cognome scrivere. Il nome, comunque, avranno modo di impararlo. Con soli 8 giorni di gara lo spagnolo manda a monte tutti i teoremi sulla preparazione e anche le tattiche di squadra. Diventerà il corridore più opportunista e cinico della storia del ciclismo.

2004 Verona: Oscar Freire

Si torna a Verona con un unico favorito: il fresco campione olimpico Paolo Bettini. Il livornese, però, non è in giornata. La squadra è spiazzata, acefala. Basso tenta nel finale ma è un fuoco di paglia. Freire non lo si vede mai, ma nel momento giusto eccolo arrivare, puntuale come un Tgv. E anche per Erik Zabel e Luca Paolini non c’è nulla da fare.

2008 Varese: Alessandro Ballan

A 57 anni dalla prima volta si torna a Varese. Si asfalta tutto l’asfaltabile e crescono alberghi in deroga. L’Italia viene dai due successi iridati di Paolo Bettini a Salisburgo e Stoccarda e la terza sinfonia è di Alessandro Ballan, in un ordine d’arrivo tutto italiano che vede Damiano Cunego al 2° posto e Davide Rebellin al 4°. La prima e l’ultima volta in Italia siamo tornati con l’oro. Come andrà a finire a Firenze 2013?

Via | Storia del ciclismo

Foto © Getty Images

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