Nouriel Roubini a tutto tondo, dal governo Letta alla crisi in Siria

L’economista americano di origini turche ed iraniane Nouriel Roubini spazia a tutto tondo e attenua gli entusiasmi: “Così non si esce dalla crisi”

Nouriel Roubini è un personaggio decisamente controverso, certamente fuori dal comune: nato in Turchia, emigrato in Iran, passato dall’Italia e infine approdato negli Stati Uniti, è considerato da molti un vero e proprio “veggente” della finanza e dell’economia.

Dopo aver ricoperto numerosi incarichi per il Tesoro americano infatti Roubini è assurto alle cronache grazie alle sue previsioni sulla crisi finanziaria imminente enunciate nell’ormai lontano 2006: inizialmente denigrato dai colleghi, che gli contestavano l’assoluta mancanza di modelli matematici a riguardo, con l’esplosione della bolla immobiliare del 2008 la sua fama è esplosa a livello planetario.

Ospite del Workshop The European House – Ambrosetti a Villa d’Este di Cernobbio (Co), Roudini ha tenuto banco nel corso della prima giornata di lavori, prima come conferenziere nel panel dal titolo “Il quadro economico” e poi in una conferenza stampa.

“L’eventuale caduta del governo Letta avrebbe un gravissimo impatto sui mercati. L’Italia è un grande fattore di rischio perchè Berlusconi sta minacciando di togliere la spina al Governo Letta. Potrebbe essere un bluff. Ma se non lo è, l’Italia rischia di trovarsi senza un Esecutivo prima ancora di aver definito il budget. […] All’Italia serve un governo che duri almeno due o tre anni.”

Tenendo dunque fede alla sua fama di Dr.Doom (o “Gufo”, come lo ha definito Massimo Gramellini recentemente) Roubini ha semplicemente incarnato quanto qui a Cernobbio è il sentimento comune di imprenditori e uomini d’affari (provenienti da 15 paesi diversi): nessuna crisi di governo, l’Italia non potrebbe permetterselo.

A dire il vero tra un caffè, una conferenza ed una chiacchiera sugli splendidi prati di Villa d’Este c’è chi, dichiarandosi berlusconiano DOC (nel senso di “conoscente” o addirittura “amico” dell’ex premier) e chiedendo di mantenere l’anonimato per ovvie questioni commerciali e di privacy, sono in molti a dirsi “convinti” che Berlusconi non farà cadere il governo Letta, consapevole secondo le nostre fonti di quanto questo pregiudicherebbe anche le nuove elezioni.

Nel corso della conferenza stampa Roudini ha approfondito le sue analisii, mostrando numerosi fattori di rischio nel panorama economico/finanziario mondiale e chiedendosi, retoricamente, come è possibile uscire dalla crisi in questo modo quando persino economie come quella cinese cominciano a risentire di una recessione su scala globale (per i cinesi un +7% del Pil nel 2013 è il dato più basso degli ultimi 15 anni, e le cose non andranno meglio nel 2014).

“Gli ultimi dati economici americani sono misti e gli Usa hanno una crescita sotto l’1%, sotto il loro potenziale. Se la Fed dovesse decidere di uscire dal quantitative easing con il tapering, potrebbe esserci un impatto negativo sulla crescita anche in Europa.”

La crescita americana decisamente poco solida (lo spettro di Detroit aleggia su tutti gli Stati Uniti), il cambio ai vertici della FED (il prossimo presidente sarà Larry Summers o Janet Yellen?), i limiti del debito pubblico americano e le politiche fiscali made in USA (al centro di un accesissimo dibattito tra elefanti ed asinelli), le elezioni in Germania imminenti (e l’allontanarsi di una possibile nuova grande coalizione in terra teutonica) e quelle italiane sempre messe sul tagliere internazionale.

Se l’Austerity ha messo in ginocchio gli Stati periferici dell’Unione Europea (Grecia e Portogallo in testa, ma anche Spagna ed Italia), gli aiuti economici alle economie più in crisi hanno letteralmente stremato il clima sociale e politico, sfinendo letteralmente le economie europee più forti.

Questo potrebbe influire, anzi lo starebbe già facendo, anche sulle economie in espansione dei cosiddetti paesi BRICS. Altro capitolo è invece la possibile guerra in Siria, che rappresenterebbe a detta di Roubini lo scoperchiamento definitivo del vaso di Pandora di tutte le economie del mondo.

“Un eventuale attacco militare americano alla Siria potrebbe avere un enorme impatto sull’economia mondiale. […] A fronte di un forte aumento del prezzo di petrolio in caso di conflitto nel Mediterraneo l’economia mondiale sarebbe a rischio. In questa momento si sta già pagando lo scotto di un clima di alta incertezza e volatilità. […] L’importante è avere dei leader all’altezza della situazione. Oggi tuttavia purtroppo non c’è un forum importane a livello decisionale.”

Altrettanto vero, aggiungiamo noi, è che misurare un possibile conflitto in Siria esclusivamente sul piano economico distoglie da quelli che sono gli scenari di crisi umanitaria, diplomatica e politica che sono certamente più centrali.