Cile: Accertato l’uso di armi chimiche e campi di sterminio durante la dittatura di Pinochet

Scoperta presenza di sarin nel corpo dell’ex presidente Eduardo Frei Montalva. Diventano sempre più inquietanti le scoperte intorno ai metodi di eliminazione degli avversari politici

La giustizia cilena ha riscontrato la presenza di sarin, gas nervino classificato come arma di distruzione di massa, nel corpo di Eduardo Frei Montalva.

Frei fu Presidente del Cile e successivamente Presidente del Senato, durante il governo di Salvador Allende. Sostenne il golpe del generale Augusto Pinochet, che ebbe luogo l’11 settembre del 1973, considerandolo un espediente transitorio per allontanare “la minaccia comunista”, salvo poi rivedere le sue posizioni e diventare un oppositore del regime cileno. E’ morto nel 1982, in seguito ad un’operazione di routine, ed ora sappiamo la reale causa del suo decesso, che fino ad oggi era apparso molto sospetto.

Questo non è che l’ultimo tassello di un quadro inquietante, che il lavoro della magistratura e di esperti va componendo, sui metodi utilizzati durante gli anni della dittatura cilena (ci scuseranno alcuni storici “raffinati” se preferiamo usare questo termine e non quello di governo autoritario). Tuttavia più si aggiungono particolari sulle strategie di eliminazione degli avversari politici nel Cile di Pinochet e più non si può fare a meno di rimanere di stucco.

Mónica González, giornalista e una delle massime esperte sulla violazione dei diritti umani nel periodo della dittatura, oggi ha rilasciato questo commento alla stampa: “Siamo difronte ad una macchina (di morte) molto più grande di quello che immaginavamo. Non c’erano solo omicidi mirati e massivi, ma anche l’impiego di armi chimiche in diverse aree del Paese“.

Ormai appare acclarato che il regime sviluppò un programma di armi chimiche, con il supporto del chimico Eugenio Berrios. Gas come il sarim vennero impiegati tanto per l’eliminazione degli avversari politici quanto nei conflitti con i paesi confinanti.

Il regime cileno ha prodotto più di 3.200 vittime e 38.000 torturati. I metodi usati da Pinochet furono spietati, in totale antitesi all’habeas corpus, ma ciò non provocò l’intervento delle democrazie occidentali e del Vaticano (le collusioni erano troppe). Margaret Thatcher definì il generale come colui che portò la democrazia in Cile.

Un assassinio politico, tra i moltissimi ordinati dal generale, è senz’altro paradigmatico della strategia usata per estirpare qualsiasi opposizione politica. Orlando Letelier, ex ministro degli esteri del governo Allende, fu ucciso, insieme alla sua segretaria, con un’autobomba a Washington, per mano della polizia segreta cilena (Dina) L’attentato si inseriva nel piano Operazione Condor, supportata e finanziata dagli Stati Uniti d’America.

Letelier si era trasferito negli Usa dopo l’intervento del Governatore di Caracas Diego Arria. L’ex ministro, in seguito al colpo di Stato, era stato rinchiuso in vari centri di detenzione, tra cui quello dell’Isola Dawson (situata nella stretto di Magellano), dove Pinochet aveva fatto allestire un campo di concentramento. Ivi i prigionieri erano sottoposti ai lavori forzati e a ripetute violenze corporali e psicologiche. La cosa, per quanto macabra, non deve sorprendere, Pinochet ha avuto un rapporto con il nazismo non solo ideale.

Paul Schaefer, ex infermiere nazista rifugiatosi in Cile nel 1961, collaborò con il generale al progetto di Colonia Dignidad, mettendo a disposizione la sua esperienza. Ivi Schaefer si è occupato in prima persona, insieme ad alcuni suoi connazionali nazisti e alla Dina, della detenzione, della tortura e dell’occultamento dei cadaveri degli oppositori al regime. Schaefer, con il benestare di Pinochet, divenne il piccolo dittatore della colonia, dove molti cittadini tedeschi vivevano in stato di sottomissione e i bambini erano vittime di sistematici abusi sessuali.