Scilipoti contro Beppe Grillo: “Non sono sinonimo di trasformismo”

L’agopuntore senatore del Pdl si difende dalle accuse: “La mia storia politica è improntata al rispetto delle prerogative dei parlamentari”.

È da un bel po’ di tempo che Beppe Grillo accusa i dissidenti del Movimento 5 Stelle di “scilipotismo” e aggettivi vari riconducibili a Domenico Scilipoti, l’uomo passato alla storia (più o meno) per aver compiuto un salto mortale passando direttamente dall’Italia dei Valori al Pdl (assieme al suo mai abbastanza dimenticato compare Antonio Razzi). Oggi, però, Scilipoti ha deciso di ribellarsi a questa abitudine. Di Beppe Grillo, certo, ma un po’ anche di tutti noi, che abbiamo preso il senatore a esempio di politico che cambia casacca senza troppo preoccuparsi del pudore.

Non è così invece, a dirlo è lo stesso Scilipoti: “Beppe Grillo e i suoi onorevoli quando debbono reciprocamente accusarsi di tradimento politico, utilizzano impropriamente il mio nome, dimostrando di non conoscere la mia storia politica, improntata al rispetto delle prerogative dei parlamentari, né di leggere le dichiarazioni che rilascio alla stampa. Sono stanco di leggere sulle agenzie e sui giornali il mio nome utilizzato come sinonimo di trasformista”.

L’ultimo caso in cui il nome di Scilipoti è stato usato come sinonimo di trasformista è proprio di oggi: è l’accusa che Grillo ha rivolto a Luis Orellana, pentastellato vicino all’addio al M5S. Ma non basta, perché ad alimentare queste assurde dicerie su un politico e agopuntore così rispettato ci sono anche le sue stesse parole di qualche giorno fa, quando si era detto disponibile ad appoggiare un Letta Bis se il Pdl avesse deciso di togliergli la fiducia.

Insomma, una situazione molto simile a quando lasciò l’Idv per salvare il Governo di Berlusconi. Ma dobbiamo avere capito male noi tutti, visto che, come dice Scilipoti: “Le mie recenti dichiarazioni su un improbabile governo Letta-bis erano di carattere squisitamente politico, inerenti ai diritti dei parlamentari che non debbono obbligatoriamente spalmarsi sulle dichiarazioni dei segretari di partito, non prefiguravano certamente un cambio di casacca“. Certo che no.

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