Berlusconi: “Letta a casa! Voto a novembre!”. E il Pd “gioca” nelle sue feste

Mentre alla festa di Genova ci si sfida a sfottò e gavettoni, con Renzi “star”, nel villone di Arcore si prepara l’ultimo atto, con Berlusconi deciso a staccare la spina a Letta e a riportare gli italiani alle urne.

Ancora una volta il Partito Democratico, tutto chiuso nei suoi contorsionismi interni, rischia di rimanere spiazzato e impreparato di fronte a uno scontro (elettorale?) che può essere decisivo per le sorti del Paese. Se davvero il Cav fa saltare il tavolo e se davvero l’unica alternativa restano le urne (24 e 25 novembre) non è vero che – Renzi o non Renzi – il Pd ha la partita in mano. Tutt’altro.

Nel gioco del “tanto peggio tanto meglio” e con una ulteriore crescita dell’astensionismo, può essere invece Berlusconi – con il Porcellum – a fare cappotto e a fare dell’Italia il suo “regno”.

Oramai l’ex premier vuole le elezioni a novembre e ieri in un tesissimo vertice ad Arcore ha datto senza peli sulla lingua come la pensa: “Non ha più senso aspettare, le risposte ce le hanno già date!”. E rivolto allo stralunato Alfano: “Adesso devi essere tu a lanciare l’ultimatum”.

I ministri del Pdl potrebbero quindi essere costretti a rassegnare le dimissioni anche prima di un voto sulla decadenza del Cavaliere. Persino prima del 9 settembre. Cioè una crisi di governo prima che i giochi (anti Cav) inizino a palazzo Madama, “tanto hanno già deciso di farmi fuori”.

La strada è segnata e, a meno di novità … miracolose, porta diritto diritto alla fine della maggioranza, alla crisi di governo e verosimilmente al nuovo voto politico anticipato a fine novembre.

D’altra parte, ad Arcore da tempo è pronto il piano di “guerra”, tutte le forze in campo (specie quelle economico-finanziarie e quelle della comunicazione) per vincere l’ultima battaglia, quella dove non si faranno “prigionieri”.

Quando quelli del Pd spegneranno le luminarie delle loro feste estive si troveranno presto di fronte a un nuovo scenario, quello dello scontro elettorale. Una iattura per il Paese che cerca disperatamente un filo d’aria per uscire dalla crisi.

Crisi, come si evince nel rapporto “Interim Economic Assessment” dell’Ocse, ancora pesante. L’occupazione debole, la crescita globale lenta e i persistenti squilibri globali, rileva l’Ocse, ‘sottolineano la necessità di politiche strutturali, in aggiunta a quelle a sostegno della domanda, per creare posti di lavoro, aumentare la crescita, rendere più bassa la pressione fiscale e ridurre in modo permanente gli squilibri esterni’. In molti paesi avanzati ed emergenti ‘la crescita non dovrebbe tornare ad un livello pre-crisi’ e ciò riflette ‘sia i cambiamenti strutturali successi sia le conseguenze della crisi stessa’.

Questo il quadro. In questo quadro la politica si prepara per dare all’Italia il colpo di grazia.