I senatori del M5S si riuniscono: no alle alleanze, sì alla riforma elettorale

Ma cresce l’ala dialogante che vedrebbe bene l’appoggio a un Letta-bis

di guido

Cresce il numero dei senatori grillini disposti ad appoggiare il Letta-bis? Il risultato della riunione di stamattina al Senato è interlocutorio, tanto è vero che l’incontro è stato aggiornato a martedì prossimo e non è arrivata nessuna decisione (si era parlato di firmare tutti un documento per ribadire il no alle alleanze, ma non se n’è fatto niente), tanto è vero che in molti ne parlano più come di una “seduta di autocoscienza” che di un incontro politico.

E di cose da discutere ce n’erano parecchie, come dimostra l’ordine del giorno che la senatrice “aperturista” Elena Fattori ha diffuso sui social:

Anticipo aula della settimana; strumenti per la consultazione degli attivisti; riflessioni su legge elettorale; riflessioni sull’attività di comunicazione; iniziative per la difesa della Costituzione

Ma soprattutto c’era da discutere su questo agosto di veleni, con le voci insistenti sull’esistenza di 10-15 senatori pronti a lasciare il gruppo per appoggiare un Letta-bis, e le reazioni spesso sgradite dei grillini più ortodossi, come la senatrice Paola Taverna che ha pubblicato un sonetto giudicato offensivo, e soprattutto il responsabile comunicazione Claudio Messora, finito nel mirino per gli attacchi ai senatori.

La riunione è stata trasmessa in streaming, su richiesta di alcuni senatori tacciati per “aperturisti”, e forse anche per questo non si è arrivati a nulla di risolutivo. Il capogruppo Nicola Morra ha chiesto di essere sostituito alla scadenza dei tre mesi di mandato, ma i colleghi si sono detti favorevoli a una prorogatio di tre settimane visto che il mandato è coinciso in parte con la chiusura del Senato.

A dire il vero, non ci sono state le temute spaccature sulle alleanze: anche i senatori accusati di essere più dialoganti negano di voler scendere a patti con il Pd, la Fattori dice addirittura “Votare col Pd? Piuttosto mi dimetto da senatrice”, però ci sono dissidi su come comportarsi nel caso questo governo cadesse e se ne dovesse formare un altro. Luis Alberto Orellana, uomo forte dei senatori dissidenti (era stato designato candidato alla presidenza di Palazzo Madama), invita a valutare bene cosa fare in uno scenario del genere:

Bisogna essere pronti e non avere tabù. Potremmo avere un fortissimo peso contrattuale. In Sicilia abbiamo una alleanza in corso. A Ragusa abbiamo vinto il ballottaggio perché siamo stati aiutati

Facendo capire che il “peso contrattuale” dei 5 Stelle sarebbe ora più alto.

Laddove invece le spaccature sono state più evidenti è sul ruolo di Beppe Grillo e sulla legge elettorale. L’ex comico genovese è stato accusato da più parti di eccessiva aggressività e di aver messo troppa distanza tra sé e gli eletti del MoVimento. Il grillismo è stato definito dalla senatrice Blundo “una rigidità paragonabile al bigottismo”.

E soprattutto non è piaciuto a buona parte dei senatori l’improvviso dietro-front di Grillo sul Porcellum. “Andiamo al voto e poi la legge elettorale la cambiamo noi”, aveva detto Grillo, ma Orellana ricorda la battaglia portata avanti finora per l’abolizione dell’attuale legge elettorale, e aggiunge che “Il Porcellum probabilmente è anticostituzionale ma in ogni caso va cambiato perché non garantisce la governabilità”. Posizione su cui molti hanno concordato e su cui si è deciso il rinvio della riunione.