Bashar al-Assad intervistato da Le Figaro, minacce all’Occidente

Il presidente siriano intervistato dall’inviato speciale del quotidiano francese Le Figaro.

di sara

Un insieme di frasi dure, risposte nette alle interrogazioni di Georges Malbrunot de Le Figaro. Il presidente Bashar al-Assad appare sicuro nel suo elegante completo blu, e adagiato su un bel divano moderno dello stesso colore non esita a puntare il dito. Il francese lo conosce bene, è la sua seconda lingua, appresa in una scuola laica, e le interrogazioni serrate del giornalista non lo fanno vacillare. Lo sguardo resta obliquo, l’oculista del regime non sembra perfettamente cosciente del ruolo che ricopre attualmente, eppure. Quando l’Inghilterra sembra ormai aver fatto un passo indietro, e gli Stati Uniti traballano, la Francia, terzo polo della triade che si era profilata all’orizzonte, resta un ottimo parafulmine per concentrare i suoi propositi fomentando le paure dell’opinione pubblica della République, in gran parte contraria ad un intervento in Siria, soprattutto a poca distanza dell’importante campagna in Mali.

Pressione sul Parlamento e l’opinione pubblica francese

Si tratta di un colloquio in esclusiva, concesso da Assad per ovvie ragioni d’immagine, a pochi giorni dalla riunione nella quale il Parlamento francese discuterà su un eventuale impegno contro la Siria, prevista per domani, mercoledì 4 settembre 2013. E se le prime tre domande, pubblicate gratuitamente sull’edizione online del quotidiano, stanno facendo il giro della stampa internazionale, ne trovate il contenuto riassunto al primo paragrafo dello speciale, molto meno si sa del resto, pubblicato sull’edizione cartacea di stamani e disponibile nella sua interezza per gli abbonati all’edizione digitale.
Un testo, in francese ed inglese, nel quale si affrontano parecchi snodi cruciali. Dalla questione delle prove dell’esistenza e dell’uso delle armi chimiche, alle insinuazioni di disobbedienza interne, fino al ruolo dell’Iran e Hezbollah, alleati del regime. Ma anche il problema sicurezza che preoccupa le vicine Turchia e Giordania, e naturalmente Israele. All’interrogativo nel quale gli si chiede quale strategia propone per fermare il bagno di sangue in Siria non esita a presentarsi alla testa di una vera e propria guerra contro il terrorismo di al-Qaida, nella quale l’unica soluzione sarebbe quella di “liquidare” tale opposizione fabbricata all’estero:

…che non ha alcun radicamento popolare in Siria. E’ made in France, made in Qatar, ma certamente non made in Siria. E segue gli ordini di coloro che l’hanno costituita.

E, rivolgendosi ai parlamentari francesi evoca lo spettro di Mohamed Merah, islamista radicale responsabile nel marzo 2012 delle stragi di Tolosa e Montauban, che portarono alla morte di sette persone, tra le quali tre bambini della scuola ebraica Ozar Hatorah. Una ferita ancora aperta oltralpe citata per provocare lo sdegno, così come la risposta sulla sorte dei giornalisti stranieri ritenuti in Siria, nella quale, dopo aver passato il testimone ai ribelli, precisa che chiunque sia entrato nel paese in maniera irregolare sarà sottoposto al relativo procedimento giudiziario.

“Non sono cambiato”

Il giovane dirigente dall’aria gentile, moderno e formato in Occidente, che aveva istillato alcune speranze agli inizi degli anni ’00 ha completamente tirato fuori la testa dal sacco:

L’immagine è modificata dai media. Non sono cambiato. Appartengo al popolo siriano e ne difendo gli interessi. Sono indipendente, non sottomesso alle pressioni esterne. Gli Occidentali hanno frainteso pensando che un giovane presidente sia qualcuno al quale si possa dettare ciò che deve fare. Hanno creduto che aver studiato in Occidente significava aver perduto la mia cultura autentica. E’ un modo ingenuo e superficiale di vedere le cose. Io non sono cambiato.

Di sicuro sono ormai lontani i tempi della visita ufficiale a Parigi, quando, nel luglio del 2001, si era lasciato immortalare a fianco dei potenti locali e della moglie Asma, accolto dalla coppia Jacques-Bernardette Chirac. Ma i venti di tempesta allora erano un po’ più lontani e stringere la mano all’attuale Président de la République, dopo che all’Eliseo ne sono passati altri due, non è cosa d’oggi.

Nell’immagine copia schermo tratta dal video al link.

Via | lefigaro.fr/international